Sei arrivato questa mattina ma ancora non abbiamo avuto modo di conoscerci anche se in questi ultimi mesi siamo stati una cosa sola in realtà non ti conosco. Probabilmente conosci molto meglio tu me che io te: in questi mesi hai vissuto la mia vita stando nascosto e silenzioso, conosci i miei gusti, la mia voce, le mie emozioni… Sono io che non so nulla di te…

Ed ora eccoci qui: io e te da soli. Un ‘infermiera gentile ti ha portato qui e ti ha adagiato delicatamente accanto a me poi con un sorriso è sparita lasciandoci soli.

Siamo qui io e te, e per la prima volta possiamo guardarci. Questa mattina non è stato possibile: troppo casino, tutti indaffarati a salvarci la pelle. Dolore, terrore, panico… Non sopportavo l’idea di essere arrivati fin qui insieme e poi perderci ancora prima di conoscerci… Ma contro ogni previsione ce l’abbiamo fatta! Siamo molto più forti di quel che sembriamo!

Così ora ti guardo in viso per la prima volta. Dormi, o forse sonnecchi soltanto, e sembra che sorridi soddisfatto di essere qui.

Ti osservo cercando di imprimere nella memoria ogni particolare di questo primo incontro.

Sei uno splendido cucciolo d’uomo, con il visino bianco e rosa come una piccola mela. Non ho il coraggio di toccarti: sei così tranquillo che mi sembra un delitto disturbarti, quindi mi limito ad osservarti in silenzio.

Vorrei potermi alzare e prenderti in braccio ma ancora non posso farlo, ed è doloroso averti accanto e non riuscire a muovermi.

Inaspettatamente spalanchi gli occhi e ti stiracchi appena accennando una sorta di sbadiglio.

Resto immobile e il cuore sembra che mi si stia per fermare…

Pari curioso e ti guardi intorno quasi alla ricerca di qualcosa o di qualcuno… Non so se è vero che i bimbi piccini come te non ci vedono davvero, ma so per certo che tu sai che ci sono e i tuoi occhi si fermano su di me.

Ti sorrido e non so che fare; tu sembri capirmi e sembra che sorrida anche tu di questo mio timore mentre allunghi una manina minuscola verso di me.

Tu sai chi sono vero piccolo? Lo so di sicuro: tu mi conosci molto più di quanto io conosca te…

Accosto la mia mano alla tua e tu ti aggrappi forte al mio dito continuando a guardarmi silenzioso e tranquillo. Abbiamo vissuto insieme per così tanti mesi ma è la prima volta che ci guardiamo e ci tocchiamo.

E’ incredibile quanta forza ha la tua piccolissima mano, ed è incredibile la tranquillità che riesci a trasmettermi.

Mi faccio coraggio e piano piano riesco a girarmi un poco verso di te che continui a guardarmi silenzioso stringendo il mio dito.

“Benvenuto Pulcino” ti sussurro pianissimo e tu ti bei del suono di quelle parole sporgendoti un poco verso di me. Sì, sembri proprio un pulcino con quei capelli biondissimi che paiono un piumino leggero…

Tendi anche l’altra manina verso di me e io accosto la mia mano e prendo la tua piccolissima mano nella mia. Quanto sono piccole e perfette le tue mani!

Restiamo così silenziosi, in questa piccola stanza bianca un po’ spoglia, a studiarci a vicenda, ascoltando i nostri respiri, assimilando la nostra presenza, studiando reciprocamente i particolari l’uno dell’altro, sospesi in una bolla di realtà solo nostra, fuori dal mondo: solo io e te.

Ti aggrappi forte alle mie dita e tiri la mia mano verso di te accostandola al visino per poi lasciarla all’improvviso.

Sapevi che non avevo il coraggio di accarezzarti e mi hai incoraggiato a farlo?? Non lo so, ma so che mi piace crederlo…

Timorosa e leggerissima ti sfioro il visino con una carezza e tu socchiudi gli occhi soddisfatto mugolando appena. Aspettavi questa carezza? Io sì… desideravo accarezzarti dal primo momento che ti ho visto, ed è un dolore quasi fisico non poterti prendere e stringere a me, è difficile pensare che ora siamo separati.

“Mi manchi Piccolo” e tu fai una smorfia buffa e pare che sorridi…

Con un’altro sforzo mi giro completamente verso di te e continuo a sfiorarti il visino.

Posso solo bearmi della tua presenza e anche se mi sento un po’ sciocca, non posso fare a meno di osservare con stupore questo piccolo assaggio di perfezione che sei tu: un piccolo e perfetto cucciolo d’uomo!

Osservo ancora le tue piccole mani ed i tuoi piedini minuscoli; non posso evitare di domandarmi come sarai domani quando sarai un uomo e non più un cucciolo… Che uomo sarai? Che faranno queste piccole mani domani? E questi piccoli piedi dove ti porteranno?…

Tu continui ad osservarmi e appari divertito dalle domande che mi si leggono in viso. D’improvviso ho voglia di ridere ora, e lo faccio a costo di apparire completamente matta a chi dovesse affacciarsi alla porta della mia camera, ed anche tu appari divertito del mio ridere.

“Sono sciocca vero?” Come risposta tu torni a tendere le tue manine verso di me ad afferrare il mio dito.

Ma i pochi minuti che ci hanno concesso per conoscerci sono finiti e l’infermiera gentile torna a prenderti per portarti via. “Ma che bambino bravo” commenta allegra “non piange mai…” ed io solo ora mi rendo conto che sei stato silenzioso e sorridente per tutto il tempo del nostro incontro.

Sorrido all’infermiera che mi aiuta a risistemarmi in questo letto-prigione anche se in realtà vorrei mettermi ad urlare di non portarti via… ma so che non servirebbe.

Tu protesti appena mentre ti portano via e l’infermiera gentile mi dice di riposare promettendomi che ti avrei rivisto tra qualche ora…

Sono troppo stanca per dire qualsiasi cosa e quindi sorrido ancora e la ringrazio mentre si allontana.

Chiudo gli occhi e ora so per certo una cosa: chiunque tu sarai, dovunque ti porteranno i tuoi piedini meravigliosi, sarai per sempre mio ed io sarò per sempre tua, e nessuna distanza, nessun tempo, nessuna cosa mai potrà portarci via questo momento magico che abbiamo vissuto io e te da soli.

Nei giorni e negli anni che verranno il ricordo di questo giorno ci sarà per sempre a riscaldarmi il cuore.

E’ un brano tratto da un vecchio quaderno ritrovato per caso… Mi è piaciuto condividerlo con voi…

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