Archive for agosto, 2006


Istinto

Ho letto un post su un blog di un amico che parlava di aquile e polli… sì, insomma di come ci si sente ad essere consapevoli di essere aquile ed accettare di passare la maggior parte del tempo in un pollaio…

Bene, non entrerò in merito alla questione, almeno non per ora, ma mi è venuta in mente una cosa successa molto tempo fa.

Ero poco più che una ragazzina ed un pomeriggio mio padre arrivò a casa con una sorpresa per me. Mi chiamò in cucina e mi fece sedere mentre teneva qualcosa nascosto sotto la sua impeccabile giacca, e il suo splendido sorriso sornione gli faceva capolino all’angolo delle labbra. Io ero ovviamente curiosissima  ma ubbidientemente rimasi seduta composta e silenziosa in attesa che lui rivelasse la sorpresa che aveva per me, sapevo che lui per me aveva sempre qualcosa di speciale ma questa volta doveva essere davvero qualcosa di straordinario per avermi chiamato lì e farmi aspettare così. Mi fece un discorsetto su quanto mi riteneva assennata e responsabile mentre la sorpresa sotto la sua giacca si agitava inquieta; io impazzivo di curiosità ma restavo silenziosa ad annuire mentre i miei occhi si sforzavano di restare sul viso di mio padre, ma inevitabilmente scivolavano sulla sua giacca.  Ed ecco la sorpresa: con un gesto da prestigiatore nella sua mano comparve un grosso orribile pulcino con l’enorme becco spalancato. “E’ un pulcino di falco” mi spiegò “la sua mamma è morta e lui morirà se nessuno riesce a farlo mangiare…” sorrise e appoggiò il piccolo “grosso” falchetto sul tavolo “io ho pensato che se non ci riesci tu non ci può riuscire nessuno”

Vero… ho sempre avuto un feeling speciale con gli animali e non perdevo mai occasione di portare a casa qualche uccellino caduto dal nido, o qualche gattino abbandonato, o un cagnolino smarrito, per curarli e trovargli poi una sistemazione o rimetterli in libertà. Ma un piccolo falco!!! Wow… era davvero una sfida!

Un po’ dubbiosa sulla mia capacità di accudirlo e sulle sue possibilità di sopravvivenza, ma felice ed emozionata come poche volte nella mia vita, presi il pulcino e promisi che ci sarei riuscita.

Non fu certo facile… anzi a dirla tutta i primi giorni furono davvero difficili: non avevo idea di come si potesse nutrire un falchetto e non avevo idea di cosa gli si potesse dare. I passerotti o i fringuelli che cadevano dal nido erano abbastanza facili da allevare: facevo una sorta di purea con del tuorlo d’uovo e un pochino d’acqua e poi li nutrivo con una siringa senza ago, un po’ come fa la mamma quando torna al nido e rigurgita per loro… Ma un falco?!? Feci diversi esperimenti e poi trovai la ricetta giusta (o forse più semplicemente il piccolo era talmente disperato che si adattò ai miei infernali intrugli ):  carne frullata con un poco di rosso d’uovo e un pochino d’acqua.

Beh, non so se davvero fu quella roba a salvarlo, o se fu la sua voglia di vivere, fatto sta che cominciò a crescere piuttosto rapidamente. Perse quell’orribile lanuggine che lo ricopriva e cominciò a mettere le piume e poi le penne e e prendere l’aspetto di un vero falco. Diventammo amici, ma a me piace dire che mi adottò e mi accetto come balia o forse come una stranissima “mamma” e solo io potevo avvicinarlo. Stava praticamente libero in una grande veranda e aspettava con ansia che io andassi da lui. Molte volte non mettevo neppure il guanto di cuoio per farlo salire sul mio braccio: aveva imparato ad essere delicato per non farmi male, anche se inevitabilmente qualche volta mi graffiava con gli artigli… Abbiamo “convissuto” per circa 4 mesi e lui è cresciuto fino a diventare uno splendido falco (con oltre un metro e mezzo di apertura alare) poi ovviamente è arrivato il momento di vedere se ero stata davvero una buona “mamma” per lui. Così un pomeriggio gli tolsi l’anello dalla zampa e lo liberai… Non posso descrivere l’emozione di quel momento: è stato semplicemente fantastico vederlo alzarsi in volo, all’inizio quasi timido poi sempre più sicuro ha cominciato a fare giri più ampi e più alti, senza però perdermi mai di vista… Forse si domandava perchè io non lo seguissi 

Per qualche giorno continuò a tornare a dormire a casa: arrivava silenziosissimo e si poggiava sul davanzale della mia stanza e restava lì appollaiato e perfettamente a suo agio in attesa che io gli dessi da mangiare. Compresi che se avessi continuato a nutrirlo non si sarebbe mai staccato da me e non sarebbe mai stato davvero libero. Decisi quindi di smettere di preparargli la carne e vedere se sarebbe stato in grado di cacciare da solo. Credo che fu solo fortuna, ma una sera verso il tramonto quando era ormai chiaro che non gli avrei dato più nulla da mangiare si decise e il suo istinto di predatore fece capolino… Si alzò in volo piuttosto “indispettito” per il mio rifiuto di fargli ancora da balia e dopo aver volteggiato un po’ intorno a casa lo vidi lanciarsi all’inseguimento di un piccolo uccellino. Non ci fu storia… dopo un paio di evoluzioni incredibili e di tentativi a vuoto il mio Pippo (che razza di nome idiota gli avevo affibbiato!) riuscì nella sua impresa di caccia. Con la sua preda fra le zampe tornò a scendere ma non venne sul davanzale, si andò invece ad appollaiare su un albero di fronte alla mia finestra e con calma consumò il suo pasto. Da quel giorno fu davvero libero… le sue visite furono sempre più rare fino a che un giorno sparì del tutto ed io amo pensare che abbia trovato una compagnia più interessante ed adeguata della mia

Di certo avrà trovato una compagna e magari si sarà fatto “famiglia”… ma questo non lo so per certo. Quello che so è che la natura ha prevalso e lui è tornato a vivere da falco pur essendo stato allevato come “un pollo”.

La morale? Beh trovatela voi… quello che so per certo è che se la nostra natura è quella di aquile o di falchi prima o poi salterà fuori e anche se siamo stati allevati come polli ed abbiamo vissuto in un pollaio per tanto tempo l’istinto ci guiderà in alto nel cielo.

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It’s Me

Questa immagine mi è piaciuta molto… in fondo mi somiglia: un po’ Mary Poppins, un po’ acrobata… un po’ fata, un po’ strega… Sempre in equilibrio sul filo della vita e delle emozioni… sospesa tra cielo e terra… con la possibilità di volare, o forse di precipitare, chissà…

A volte mi domando se non sarebbe meglio saltare giù dal filo, provare se davvero si può volare o forse solo cadere senza farsi troppo male…

Per ora credo resterò ancora quassù… ad un passo dalla luna e abbastanza lontana dalla terra per poter sognare ancora… Sognare di essere un’acrobata che danza sul filo, o forse  una piccola fata stravagante che curiosa nella vita degli esseri umani…