Sei uscito di nascosto dal mio picolo mondo e io resto stupita e confusa a ripensare alle tue parole che non mi riesce di capire.
Mi sono lavata il viso, ho messo un filo di rossetto e un velo di cipria per essere almeno presentabile. Mi sono mascherata e sono uscita ad affrontare il mondo. Incazzata, confusa, ferita, incapace di articolare pensieri su qualcosa di diverso da te: lontano, non solo fisicamente, e con la tua volontà di allontanarti sempre di più.
Non voglio pensare, non voglio!
L’auto va da sola e non so neppure che strada ho percorso per arrivare fin qui, non è necessario passare di fronte al mare per andare al lavoro, eppure sto costeggiando la spiaggia ormai deserta.
Improvviso il desiderio di fermarmi. Scendo dall’auto, l’aria è fresca: ha appena smesso di piovviginare. No, non ho voglia di andare al lavoro, non ora almeno. Mi avvio verso la spiaggia e mi ritrovo a pensare per un attimo che sto facendo una cosa stupida. Scaccio i pensieri sensati. Non ho voglia di essere sensata ne’ razionale, voglio solo non pensare affatto. Avanzo sulla sabbia umida per qualche passo ma le scarpe coi tacchi sottili mi fanno inciampare. Non m’importa nulla nemmeno delle scarpe, le sfilo e le lascio lì mentre vado verso la battigia. La sabbia è fredda e umida e sembra essere l’unica cosa concreta di questo momento. “Cosa ho sbagliato?” Troppe domande… Pericoloso farsi domande…
L’acqua fresca comincia a lambirmi i piedi, rabbrividisco e avanzo ancora di un passo, poi mi fermo lasciando che le piccole onde mi accarezzino le caviglie. Anche i pantaloni si sono bagnati e anche di questo non mi può interessare di meno. L’unica cosa che riesce a catalizzare la mia attenzione in questo momento è il freddo del mare che riesce a tenermi distante dai miei non pensieri, da quest’amarezza che mi stava travolgendo.
Resto così, ferma, sul bagnasciuga per non so quanto tempo fino a che un briciolo di razionalità torna ad affacciarsi nel caos di sensazioni che mi schiaccia. Come anestetizzata torno indietro lentamente sulla spiaggia verso il punto in cui ho lasciato le mie bellissime scarpe a cui tenevo tanto. Sono ancora lì: abbandonate sulla sabbia, metafora di come sento anche io. In altre occasioni avrei sorriso di me stessa ma ora non ci riesco proprio. “Ho finito le parole” ti ho detto e tu hai ridacchiato rispondendomi che non riesci a crederci. Invece è la verità: sono paralizzata. No capisco… non capisco cosa ti ha allontanato, o forse posso immaginarlo. Non ci vuole troppa fantasia: il mondo è pieno di persone più disponibili e interessanti di me.
Raccolgo le scarpe e le poggio appaiate e ordinate mentre mi siedo sulla sabbia. E di nuovo sentimenti e sensazioni montano, facendomi affogare per un attimo nella confusione. Sei uscito dal mio piccolo mondo ed io non capisco il perchè tu lo abbia fatto. Non voglio più pensarci! Basta col farsi domande! Non avrò mai le risposte e questa consapevolezza mi fa arrabbiare ancora di più.
Strizzo l’orlo dei pantaloni e scuoto alla meglio la sabbia mentre mi rialzo e raccolgo le scarpe per tornare all’auto, e solo ora mi accorgo di non aver neppure chiuso lo sportello. Anche questa pare una metafora del mio stato…
“Bene… questo è quello che vuoi, e questo è quello che avrai” penso stringendomi nelle spalle con un po’ di stizza. Mi hai detto “Ti voglio bene” e io non sono riuscita a rispondere nulla…
Risalgo in auto e osservo sconsolata i miei pantaloni bagnati e le mie scarpe piene di sabbia. Fuori discussione il presentarmi al lavoro in questo stato. Torno a casa e mi cambio, sciacquo il viso, metto il collirio per sgonfiare un poco gli occhi, e per riprendere un aspetto “civile” provo anche a truccarmi. Ho voglia di urlare ma non lo farò. Tento un sorriso allo specchio e mi rendo conto che non imbroglierò nessuno. Dovrò simulare un mal di testa per giustificare questo muso e l’incapacità di concentrarmi.
Arrivo al lavoro e metto in scena la mia recita del mal di testa e subito mi rifugio nel mio angolo al pc. Le schede e i numeri mi sfilano davanti e io mi rendo conto che non so che accidenti sto facendo. So solo che mi manchi, e che mi mancherai ancora di più nei giorni che verranno.
Il mio piccolo mondo sarà di certo un posto molto solitario senza di te, ma mi ci dovrò abituare. Ma almeno per oggi mi concederò di sentire tutto il vuoto che hai lasciato. Domani forse riuscirò a tornare a far finta di sorridere. 

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