Category: Riflessioni


Prometti…

Prometti a te stesso di essere così forte che nulla disturberà la tua mente.

Prometti a te stesso di parlare di bontà, bellezza, amore ad ogni persona che incontri, di far sentire a tutti i tuoi amici che c’è qualcosa di grande in loro, di guardare il lato bello di ogni cosa, di lottare perchè il tuo ottimismo diventi realtà.

Prometti a te stesso di pensare solo al meglio, di aspettarti solo il meglio, di essere entusiasta del successo degli altri come lo sei del tuo.

Prometti a te stesso di dimenticare gli errori del passato per guardare a quanto di grande puoi fare in futuro,
di essere sereno in ogni circostanza e di regalare un sorriso ad ogni creatura che incontri,
di dedicare così tanto tempo a migliorare il tuo carattere da non aver tempo per criticare gli altri.

Prometti a te stesso di essere:
troppo Nobile per l’ira
troppo Forte per la paura
troppo Felice per farti vincere dal dolore.

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So che l’amore è come le dighe:
se lasci una breccia dove possa infiltrarsi un filo d’acqua,
a poco a poco questo fa saltare le barriere.
E arriva un momento in cui nessuno riesce più a controllare
la forza delle barriere.
Se le barriere crollano,
l’amore si impossessa di tutto.
E non importa più cio’ che è possibile o impossibile,
non importa se possiamo
continuare ad avere la persona amata accanto a noi:
amare significa perdere il controllo.

(P. Coelho)

Quando ho cominciato


Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che la sofferenza e il dolore emozionali
sono solo un avvertimento che mi dice di non vivere contro la mia
verità.
Oggi so che questo si chiama
AUTENTICITÀ
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito
com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso
di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi
circonda
é un invito a crescere.
Oggi so che questo si chiama
MATURITÀ.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre
ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto
quello
che succede va bene.
Da allora ho potuto stare tranquillo.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di privarmi del mio tempo libero
e di concepire progetti grandiosi per il futuro.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento,
ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.
Oggi so che questo si chiama
SINCERITÀ.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò
che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto
ciò
che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso,
all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo è
AMORE DI SÈ
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di voler avere sempre ragione.
E cosi ho commesso meno errori.
Oggi mi sono reso conto che questo si chiama
SEMPLICITÀ.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono rifiutato di vivere nel passato
e di preoccuparmi del mio futuro.
Ora vivo di piu nel momento presente, in cui TUTTO ha un luogo.
E’ la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo
PERFEZIONE.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che il mio pensiero può
rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore,
l’intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di
SAGGEZZA DEL CUORE.
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti,
i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrarno fra loro dando origine
a nuovi mondi.
Oggi so che QUESTO È LA VITA!

(Charlie Chaplin)

Ordinaria follia


Storie di ordinaria follia, di violenza e rabbia, di amore e botte… Istantanee di vite dilaniate  da una furia tutta maschile che conosce solo la prepotenza come mezzo di affermazione e aborre ogni rispetto per l’altro. Storie in cui, nella stragrande maggioranza dei casi le vittime conoscono bene il loro carnefice e spesso questo carnefice vive sotto il loro stesso tetto.
E se i lividi sono ben visibili e fanno male al corpo, è il dolore dell’anima che produce le ferite più pesanti e profonde, e sono ferite invisibili che alimentano una cancrena che silenziosamente corrode la vita di coloro che ne sono vittime. Il silenzio circonda la maggior parte degli abusi violenti, silenzio che affonda le proprie radici in errati sensi di colpa e nella progressiva perdita del senso del proprio valore personale. Perché la violenza diventa una vergogna da tacere, una macchia da nascondere, un tabù inconfessabile.

Basta leggere qualche dato per renderci conto di quanto sia diffusa la violenza contro le donne (e ricordiamo che questi dati si riferiscono solo alle violenze venute alla luce): ogni anno nel mondo sono circa 200.000.000 le donne che muoiono a causa di una violenza subita. Solo nel nostro Paese, nel 2006 si sono registrati 150.000 nuovi casi di violenza, e sempre l’anno scorso le cifre censite assumono proporzioni spaventose: 6.734.000 sono le donne che sono state vittime di una violenza, 7.000.000 quelle che hanno subìto violenza psicologica, e 1.500.000 hanno subìto violenza sessuale prima dei 16 anni. Per restare nella nostra cara Italia i dati dei primi 6 mesi del 2007 non sono certo confortanti: 62  le donne uccise, 141 vittime di tentati omicidi e ben 1805 vittime di stupro…
Nel mondo le donne che ogni anno perdono la vita a causa della violenza superano le vittime del cancro, delle guerre e degli incidenti stradali. E’ impressionante pensare che la principale causa di morte delle donne fra i 14 e 44 anni è la violenza subita da un uomo. La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come nel 69,7% degli stupri) o comunque da uomini dell’ambito familiare. Ma la cifra che secondo me fa ancora più paura si riferisce alle violenze taciute: si calcola che oltre il 94% non venga mai denunciata!! Solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un “reato”, mentre il 44% lo giudica semplicemente “qualcosa di sbagliato” e il 36% lo liquida come “qualcosa che è accaduto”.
Cifre sintomatiche di una pseudo-cultura che storicamente e socialmente accetta la violenza sulle donne, e che ha prodotto nelle stesse donne la mancanza di consapevolezza che quello che subiscono sia completamente sbagliato. Manca inoltre nell’opinione pubblica e nelle stesse istituzioni il desiderio di smetterla di trattare i crimini sulle donne come semplici fatti di cronaca. Dovremmo fare un passo avanti verso una cultura che sconfigga ogni forma di patriarcato e maschilismo prevaricatore, una cultura dove la convivenza sia basata sul semplice rispetto reciproco. Sono personalmente convinta che nessuna legge può cambiare mai “d’ufficio” la becera mentalità di prevaricazione che ancora si annida in troppe teste maschili. La vera battaglia è di tipo culturale e si deve svolgere prima di tutto nella vita di ogni giorno e nelle relazioni di ogni giorno, e non certo scambiando il ruolo di vittima con quello del carnefice. Fino a quando troveremo tollerabili e giustificate alcune forme striscianti di violenza maschilista questa battaglia sarà persa e continueremo a leggere notizie raccapriccianti sulle prime pagine dei giornali che hanno come involontarie e innocenti protagoniste e vittime donne, la cui sola colpa è stata solo quella di essere donne.
Non si apre un tempo per una “guerra santa” contro gli uomini, sarebbe assolutamente idiota pensare di combattere la violenza con la violenza, ma si apre un tempo in cui ogni essere umano (indipendente dal suo sesso) rifletta seriamente su cosa significa il rispetto per l’altro.

Il gatto e la volpe?

    E’ di un paio di giorni fa la notizia di un parlamentare “beccato” in un famoso Hotel della capitale in compagnia di due squillo. Poco stupore per una notizia del genere poichè un malcostume molto “latino” e ben radicato fa sorridere, più o meno bonariamente, gli italiani di queste “scappatelle”, e credo che questa notizia avrebbe fatto poco o nessuno scalpore se non fosse per il fatto che una delle due signorine in questione è stata ricoverata per abuso di stupefacenti. Sesso e cocaina, un binomio molto di moda negli ambienti “bene” non solo della capitale… Ma probabilemnte anche questa notizia sarebbe stata destinata a “sgonfiarsi” nel giro di pochi giorni se non fosse per “l’illuminata” dichiarazione del segretario dell’Udc Lorenzo Cesa… Ma permettetemi la mia piccola “cronaca”. Stamattina ero al bar e mentre aspettavo il caffè sfogliavo senza troppo interesse il quoidiano locale leggiuchiando i titoli delle notizie principali. Solite cose, solite diatribe e tira e molla della politica regionale e di quella nazionale, notizie che ormai si inseguono ripetendo all’infinito il solito balletto di sì e no, di forse e ma, dichairazioni e contro-dichiarazioni… insomma il solito scontato bla bla bla a cui ci siamo, nostro malgrado, abituati. Ed ecco che cominciando a sorseggiare il mio beneamato caffè stavo per chiudere il giornale, quando mi salta agli occhi un titolo che riprendeva il “caso Mele” e recitava pressappoco così “Cesa: la solitudine è una cosa molto seria…al parlamentare bisognerebbe dare di piu’ e consentire il ricongiungimento familiare”. Inutile dire che ho rischiato di strozzarmi col caffè!!… SOLITUDINE??? DARE DI PIU’??? E’ uno scherzo, penso… nessuno con un filo di buon senso e una primordiale scintilla di intelligenza potrebbe fare una dichiarazione del genere! Sì, decisamente deve essere una dichiarazione confezionata ad arte per fare dell’ironia di pessimo gusto! Poggio la tazzina (tanto ormai il caffè non sarei riuscita a berlo) e leggo l’articolo. Ad ogni riga sento l’iniziale sconcerto tramutarsi in rabbia, una rabbia feroce contro chi già assurdamente privilegiato osa ventilare la necessità di ulteriori privilegi per lenire la presunta solitudine dei poveri colleghi “onorevoli” che altrimenti sembrano quasi giustificati ad appartarsi in “festini” (con le lacrime agli occhi ovviamente) a base di sesso e cocaina… Santa pace!!! Ma certe persone riescono ad avere  un minimo senso della dignità e della misura??? Evidentemente no! Proprio in questi giorni si dibatte in parlamento per l’abbattimento dei costi della politica, e il signor onorevole Cesa se ne viene fuori con una battuta di questa fatta??? Dichiarazione più che “stupefacente” (l’aggettivo è casuale e senza doppi sensi) in un Paese che rischia la bancarotta proprio a causa dei costi assurdi della propria classe politica… Non starò certo qui a disquisire su quali e quanti privilegi abbiano i “poveri” onorevoli, già altri ben più titolati di me hanno pubblicato un esauriente ricerca ( La casta – Rizzo e Stella – Ed. Rizzoli) da cui emergono dati scandalosi e veramente allucinanti su come i nostri soldi vengano fagocitati per mantenere in piedi quella che ormai può essere definita una brutta copia della corte di Versailles prima della rivoluzione francese. No, non mi inoltrerò in questo terreno ma è inevitabile fare almeno qualche piccola riflessione riguardo la SOLITUDINE e lo SCONFORTO… Mi stupisce, in primis, come l’onorevole Cesa sia così preoccupato di alleviare la sofferenza dei poveri onorevoli colleghi e paia dimenticare completamente che anche un povero pensionato (che ha lavorato davvero e molto duramente per 40 anni) soffre di solitudine… ma con i suoi 450 euro mensili di pensione, che gli consentono un solo pasto completo al giorno (ma si sa, a una certa età fa male mangiare troppo), dopo aver pagato l’affitto, aver fatto le mille code umilianti ai mille sportelli della nostra burocrazia per le centinaia di adempimenti a cui deve sottostare, essersi trascinato in giro per la città per fare una piccola spesa nel negozio dove forse riesce a risparmiare 20 centesimi, e senza considerare che tutti questi benefici gli vengono dopo una vita in cui ha avuto ben pochi giorni di riposo, beh anche quel pensionato a volte si sente solo… Ma, guarda caso, non mi è mai parso di leggere su nessuna testata di qualche pensionato beccato all’Hotel Flora con due squillo di lusso strafatte di coca, per lenire la sua solitudine. Eppure la solitudine è solitudine…  Però curiosamente il pensionato si deve accontentare di fare una passeggiata ai giardini (arrivandoci senza usare auto blu) portare le briciolette ai piccioni, coccolare un gattino,fare quattro chiacchere con altri fortunati come lui, magari una partitina a carte e un bicchiere di rosso (di quello della casa e non certo DOC). Non parliamo poi di andare al cinema, o fare le vacanze al mare o ai monti… Davvero impensabile concedersi certi lussi con i 450 euro di pensione… Ma forse la solitudine degli onorevoli è diversa??? Forse la sofferenza dello stare lontani da casa gli frantuma il cuore a tal punto da doversi abbandonare a festini squallidi per non sentire il dolore dei loro infiniti privilegi! Ovvio che sì!… Ma un dubbio mi sorge: ma se la scappatella dell’onorevole Mele è giustificabile con questo opprimente senso di solitudine per la mancanza della sua adorata famiglia, come mai anzichè pagare una camera in un albergo di lusso e due squillo, non ha usato i suoi soldini per acquistare un biglietto del treno (siamo risparmiosi!) alla sua adorata consorte e farsi raggiungere nella capitale per un weekend di “ricongiungimento”??? Mah… misteri forse della politica  e del cuore dei nostri politici (concedetemi il plurale visto il clima di tenera comprensione tra diversi colleghi)… Beh io, come si sa, sono una persona dal cuore tenero e siccome mi rendo conto di questa insopprimibile necessità di “ricongiungimento” ma so anche che razionalmente i conti dello Stato non tollererebbero un ulteriore salasso, vorrei proporre una generosa sottoscrizione per raccogliere un fondo a favore di questi nostri poveri sfortunati concittadini onorevoli che con assoluta abnegazione e spirito di vero sacrificio (altro che minatori del sulcis) stanno lontani da casa per il nostro bene… Potremmo tutti (a cominciare dal pensionato dei 450 euro) donare almeno un eurino per ricongiungere questi cuori straziati evitando così ulteriori imbarazzanti cronache di notti brave e relative imbarazzantissime giustificazioni da parte dei colleghi! Nel frattempo si potrebbe organizzare anche una raccolta di orsacchiotti (noti amici e compagni nelle solitarie notti) da donare ai nostri onorevoli più affranti dalla solitudine… Scusate… ma sono davvero inferocita! Si dice tanto che siamo tutti uguali di fronte alla legge e allo Stato, ma mi pare che alcuni in Italia siano più “uguali” di altri!!! Mi pare tanto che non gliene freghi nulla a nessuno della sofferenza di un cittadino qualunque che per poter lavorare (lavorare davvero) deve andare all’altro capo della penisola. Beh, se è vero che la politica è una vocazione e una passione, che si finanzi da sola.  Se la politica è una vocazione che lo sia fino in fondo e che ognuno paghi i suoi conti! Io sono stanca di vedere i miei quattrini sparire per mantenere queste vocazioni, e sono ancora più stanca di fronte a cose come questa!

Liberi?

Così spesso sento parlare di libertà.. Libertà intesa come un vivere senza regole, come un fare ciò che passa per la mente senza farsi domande e senza alcuno scrupolo, come di un illusione, o anche come di un mero adagiarsi su un concetto astratto quasi senza scelta, incuranti di ogni conseguenza…

Ma queste parole descrivono soltanto un malinteso senso di libertà, offrono una visione completamente distorta di ciò che significhi l’essere liberi, descrivono più una sorta di apatica ed atipica anarchia che la libertà. Per sua stessa natura la libertà non è soggetta ad un condizionamento esterno all’individuo, non può essere provocata o causata. Ma libertà può essere scelta, anzi deve essere scelta, scelta e mantenuta, e non è cosa facile perchè la libertà è difficile e dolorosa, fatta prima di tutto di solitudine e di responsabilità. Molto più comodo invece parlare di libertà adagiandosi nei recinti del conformismo e lasciandosi prendere per mano dalle mode (anche e sopratutto di pensiero). Essere liberi è assolutamente una scelta che bisogna rinnovare ogni mattino, accettandone tutti i rischi.

La libertà non è l’illusione della libera scelta. Ma che cos’è la libera scelta? Se per libera scelta si intende (come molti pensano erroneamente) poter scegliere di fare tutto ciò che si vuole a dispetto delle situazioni contingenti questa è una sciocchezza. La libertà non prescinde mai dal rispetto di ciò che ci circonda, poichè la libertà ha un grande ed assoluto rispetto della libertà altrui, persino della liberta di scegliere di essere schiavi. Chi è veramente libero non cercherà mai il proprio interesse a discapito degli altri, e non cercherà neppure di imporre la propria libertà a qualcuno che la pensa diversamente. Quindi la libertà non è l’illusione della libera scelta, ma è il mettere in pratica la libera scelta e persino la libera rinuncia di imporsi o di apparire..

La libertà è poi ricompensa a se stessa, poichè l’essere liberi è un qualcosa che si fa per se stessi e non in vista di sentirsi dire quanto si è bravi, L’attesa di una ricompensa è già schiavitù, un legame che condiziona il comportamento in funzione del premio. Quanto poi all’essere una mera osservazione senza direzione… se con questo s’intende che è un osservare la vita a 360 gradi posso concordare, ma se si intende un gettare uno sguardo svagato e senza particolare interesse qua e là, allora NO! Chi è libero ha un grande interesse per tutto ciò che lo circonda e non si può accontentare supinamente di guardare in una direzione prestabilita da chissà chi. La libertà ama approfondire, conoscere, discutere e mettersi alla prova nella discussione, comprendere anche senza necessariamente condividere, rispettando profondamente il pensiero altrui senza mai cercare di imporre il proprio punto di vista. La libertà rende una persona più come un esploratore che si inoltra in territori poco conosciuti pronto ad assimilare e comprendere ciò che incontra, piuttosto che simile ad uno svagato vagabondo che passeggia distratto in un parco.

La libertà ha una causa: la stessa natura umana è un progetto di libertà e non potrei trovare causa migliore. Tuttavia ci si rende davvero poco conto di quanto non si sia veramente liberi nella realtà: persino molti di coloro che si ritengono tanto contro corrente spesso è volentieri sono prigionieri di se stessi e delle proprie ideologie. Rinchiudendosi in comodi recinti di ideologie preconfezionate per pura pigrizia intellettuale, la maggior parte delle persone che proclama la propria libertà non si accorge di quanto sia in realtà totalmente schiava dei suoi stessi pensieri senza mai nemmeno domandarsi se quei pensieri sono davvero suoi… La libertà è certo consapevolezza, in primis consapevolezza di noi stessi, dei nostri limiti e delle nostre capacità, consapevolezza del mondo che ci circonda, consapevolezza di responsabilità, consapevolezza con cui si affronta ogni istante la vita.

Libertà è una conquista mentale, una condizione interiore che non subisce influenze dalle situazioni contingenti. Si può essere liberi anche incatenati nel fondo di una prigione, si può essere liberi in ogni situazione: la libertà è nel cuore, nell’anima e nella mente, non nella possibilità di agire. La libertà inizia quando ci rendiamo conto che non siamo liberi, perchè solo in quell’istante possiamo cominciare a guardarci con occhi nuovi, a vedere con diverse prospettive… Forse sarebbe bene dire che il dubbio, e il mettersi in discussione, segnano l’inizio della libertà…

Sorridi ancora

Sono ormai passati 5 anni da quando sei andato via, e a me sembra impossibile che sia passato tanto tempo da che mi è venuto a mancare il tuo sorriso e il tuo eterno buonumore, mi sembra impossibile trovarmi qui ora a ricordare che non ci sei più. E’ una splendida mattina di sole, anche questo cielo oggi ha deciso di sorridere con te, e quella che sento pungere in fondo alla gola non ha nulla a che fare con l’ovvia commozione degli estranei di fronte a questa cerimonia, quello che sento è una malinconia sottile, un piccolo dolore che continua a esistere nel mio cuore forse perchè non sono capace di esternare i miei sentimenti. Sì dice che se si riresce a piangere il dolore si attenua… io ti ho pianto nel mio cuore, e tu lo sai che non è perchè io sia la fredda statua di ghiaccio che tutti amano credere che io sia, tu lo sai…

Osservo la gente intorno a me e mi è impossibile non immaginare  la tua espressione quasi divertita di fronte a tutta questa ufficialità: autorità cittadine, rappresentanti delle forze armate in alta uniforme, il sindaco tutto compreso nel suo ruolo, e quella targa coperta dalla bandiera della città… Sì avresti ironizzato su tutta questa parata di formalità perchè tu trovavi sempre il lato buffo delle cose. Eri così: fuori dagli schemi, ironico, positivo, generoso, impulsivo, consapevole del valore della vita e proprio per questo pieno di voglia di vivere. E proprio questo tuo essere ti ha fatto fare ciò che hai fatto, proprio la consapevolezza del valore della vita ti ha fatto mettere in gioco la tua stessa vita per aiutare una persona che neppure conoscevi. Cosa hai pensato nel momento in cui hai sentito quelle grida di aiuto? Sono certa che non hai pensato, non hai perso tempo in ragionamenti, il tuo istinto, la tua indole sono quelli che ti hanno guidato. Non hai pensato a quel che potevi rischiare, hai solo visto una necessità, e non è stata la tua ragione a rispondere ma il tuo grandissimo cuore: solo così si può spiegare come sia possibile mettere in gioco la propria vita per aiutare qualcuno. Ti sei lanciato senza troppi ragionamenti, spinto dal solo amore della vita… I particolari di come sono andate le cose li conosci soltanto tu, e ora sono davvero poco importanti, ma il tuo gesto ha salvato quella vita.

Oggi qui parlano di te come di un eroe, e di certo lo sei, ma noi che ti abbiamo conosciuto bene sappiamo che tu sei stato sempre solo te stesso: uno splendido generoso istintivo cuore d’oro.

Quello che io vorrei, dal profondo del cuore, è che tu non diventi solo un nome da ricordare, ma vorrei che il tuo esempio facesse riflettere sul valore del seguire il proprio cuore.

Un applauso mi riscuote dai miei ragionamenti e una signora gentile che non conosco mi sorride. Rispondo al suo sorriso e torno a immaginare il tuo, e di nuovo mi sento pungere in fondo alla gola. La cerimonia è finita, e io non so nulla di quel che è stato detto, ho preferito stare con il mio ricordo di te… Mi manchi… Ci manchi…

Ciao Massimo, dovunque tu sia so che continuerai a sorridere.

E sto abbracciato a te

senza chiederti nulla, per timore

che non sia vero

che tu vivi e mi ami.

E sto abbracciato a te

senza guardare e senza toccarti.

Non debba mai scoprire

con domande, con carezze,

quella solitudine immensa

d’amarti solo io.

~ Pedro Salinas ~

In questi giorni stavo rileggendo una raccolta di poesie di Pedro Salinas e questi versi mi sono rimasti “attaccati” addosso… Poche e semplici parole che descrivono con chiarezza il sottile dolore che si prova nel timore di essere i soli ad amare. Il dolore sottile del timore dell’illusione, una ferita che si nasconde con gli occhi bassi continuando a sorridere.

Pensieri

Pensieri ed emozioni che come farfalle leggerissime volteggiano intorno a me… come spirali di fumo a volte aleggiano nell’aria e mentre li osservi svaniscono: inafferrabili, imprendibili, vaghi ed inconsistenti, lasciando solo un ricordo effimero del loro passaggio. Altre volte le idee e le emozioni si condensano e riescono a fluire gocciolando nell’inchiostro della mia penna ad imbrattare i miei fogli (virtuali e non). Povere parole che vorrei ma non so usare, povere parole che cerco di ridurre in schiavitù per esprimere la mia anima, povere parole che cerco di incatenare al foglio ma che così spesso mi trasportano via… Più spesso di quanto vorrei infatti sono loro a condurre me e non io loro. Io posso solo cominciare un discorso, ma poi loro hanno una vita propria e lungo la via mi conducono lontano ammaliandomi con la loro musica.

Parole e pensieri che si intrecciano con le emozioni e che non riesco a trattenere, e si accalcano sulla punta delle mie dita mentre corrono veloci sulla tastiera a comporre immagini fatte di nulla. Emozioni, sentimenti, scivolano fuori dall’anima e le mie parole non sanno catturarne che l’essenza… impossibile forse riuscire a imprigionare la loro totalità.

Emozioni che come uno specchio riflettono ciò che sono, e proprio come l’immagine dello specchio sono mutevoli ed effimere… Non si può parlare di emozione poichè ogni emozione ne suscita altre, proprio come le piccole onde di un sasso gettato nell’acqua, e come queste onde anche loro si inseguono e si allargano sulla superfice dell’anima… si allargano come un arcobaleno e colorano tutto intorno di luce brillante, o altre volte  portano il buio vellutato della notte scura nel nostro cuore.

Come si può descrivere un’emozione? Non lo so… Ma so che spesso le parole stesse sono emozioni, basta ascoltare non solo il loro mero significato ma coglierne la melodia. La bellezza di una partitura musicale non sta solo nelle note, ma nella loro combinazione che ne determina l’armonia, nell’espressione dell’esecuzione, nel tocco dell’esecutore che mette in ciò che suona anche un poco della sua stessa anima… questa combinazione riesce a suscitare emozioni. Così è delle parole, se ci fermiamo al solo loro significato linguistico perdiamo molto.

Nelle parole c’è molto più di una facile o difficile descrizione di un qualcosa, dietro le parole ci sono persone, c’è la vita, ci sono sentimenti ed emozioni, e se ci riflettiamo un istante ci accorgiamo che quel determinato racconto, o quella determinata storia, o nel caso dei blog dovrei dire quel determinato post, ci ha colpito e ci è piaciuto proprio perchè siamo riusciti a intravedere oltre le parole anche solo un lontano riflesso dell’anima di colui che ha scritto.

E per scrivere in modo che gli altri riescano a scorgere qualcosa di noi non è necessario essere dei letterati, non serve essere dei nobel per la letteratura, quello che serve è scrivere col cuore.

E allora eccomi qui, ancora qui… qui a scrivere, a imbrattare queste pagine di parole, a lasciare che i miei pensieri arruffati si inseguano e si rincorrano senza un ordine che possa definirsi tale. Eccomi ad ubriacarvi di parole, e a sperare che sia una sbornia gradevole…

Pollame da web

Come già detto le nuove tecnologie hanno creato anche nuove forme di comunicazione e con le nuove comunicazioni è nata anche  una nuova tipologia di “tacchino”…

No, non parlo del bipede pennuto che negli USA si trova sulla tavola nel giorno del Ringraziamento, anche se a ben pensarci il bipede di cui parlo si differenzia ben poco dal pennuto in questione se non per le piume; per il resto sono molto molto simili: stesso quoziente intellettivo, stesso comportamento da animale da cortile, stessa illusione di poter apparire magnifico facendo la ruota…

Il web è infarcito di questi bipedi che, non si capisce bene il perchè, hanno scelto la rete come loro “territorio di caccia”.

Come alcuni di voi sanno sono un amministratore su un gdr e quindi ben potete immaginare quante ne vedo e quanto ne sento… Sostanzialmente persone con poca fantasia che usano la scusa del gioco per contattarmi (non perchè io sia irresistibile, sia ben inteso, ma perchè contatterebbero anche maga magò…).

Ma non parlo dei 15enni (che fra l’altro sono in linea di massima correttissimi e distinguono benissimo on e off), parlo piuttosto degli over 30 che maldestramente cercano di fare i “piacioni”…

Chi fra voi mi conosce davvero sa che sono una persona cortese ma sa anche che di fronte all’ostentazione della maleducazione posso tirare fuori il peggio di me… e a volte devo ammettere che mi ci diverto anche a prendere in giro certa gente, ammesso che in quel giorno io abbia il tempo e l’umore giusto…

Il Tacchino da chat è subito riconoscibile alle prime battute. Subito appare evidente che non è interessato a dei chiarimenti sul gdr, ed infatti immediatamente s’informa sullo stato civile, il luogo di residenza e l’età della “preda”… Fortunatamente la maggior parte si scoraggia appena gli faccio intendere che con me non c’è “trippa per gatti”, e con un minimo di dignità si defilano.

Altri sono più tenaci e hanno necessità di sentirsi dire a brutto muso che hanno proprio sbagliato indirizzo e che qui non è aria per loro…

Poi ci sono quelli che io ho ribattezzato i PP (non Power Player!) ovvero i Provoloni Professionisti. Questi sono più infidi e pazienti, un po’ più furbetti della media, ma altrettanto ovvi e scontati. Ma io mi domando: “Ci sono dei corsi specifii per diventare così?” perchè tutti, assolutamente tutti, usano le stesse tattiche e le stessa fraseologia, trita a ritrita! Insomma, credo di poter parlare a nome di tutte le donne “approcciate” sulla rete: Signori! Almeno un po’ di originalità credo che la meriteremmo!

Poi ci sono i “senza vergogna”, quelli che anche di fronte a un bel “Vai a farti un bagno…” insistono e decantano le proprie doti… Abbastanza squallidino come genere…

E’ solo di qualche giorno fa che uno di questi “furboni” dopo avermi contattato per delle informazioni sul gioco ed aver parlato per circa un’oretta facendo il “bravo ragazzo”, di punto in bianco mi chiede il numero di telefono facendomi una proposta che definirei piuttosto esplicita… Alla mia “diplomatica” risposta: “Ma che sei scemo?!” ha opposto un’obiezione esilarante: “Ma se non ti piace puoi chiudere quando vuoi…”

La cosa decisamente ridicola è il fatto che il tizio (degno esponente della sua categoria) era stupefatto del mio cortese rifiuto (sempre della serie “Ma vedi di farti curare da uno bravo” ^^) nel declinare la sua generosa offerta…

Ecco in sostanza la conversazione (l’arancio sono io e il blu il pennuto):

AR “Guarda che io sono bravo… e se non ti piace ti autorizzo a chiudere il telefono”

[Ah beh… se sei “bravo” allora davvero non so come potrei dirti di no… Ma bravo in che poi??  E poi avere la tua autorizzazione a chiudere il telefono… wow!!!]

EL “Forse non mi sono spiegata bene: la cosa NON M’INTERESSA!!!”

AR “Ma con me vai sul velluto… Puoi stare tranquilla…”

[E chi si agita?! L’unico agitato qui mi pari porprio tu…]

EL “Ma davverooooo?!? Ghghggh… Pensa che io ero già tranquilla di mio… ma forse non mi ero accorta che mi mancava qualcosa… Comunque se stai scherzando continuo a ridere altrimenti comincio ad incazzarmi.”

AR “Non t’incazzare, io sono serio… anzi ti do il mio numero per dimostrartelo così mi puoi chiamare tu. 339……. Sono una persona seria io”

[ siamo già alle prove d’amore!!  Ma che bambina fortunata sono! Pensa un po’: una personcina seria seria e l’ho beccata io!!]

EL “Senti io preferisco pensare che stai scherzando e preferisco stendere un velo pietoso su questa conversazione piuttosto squallida… Ma a scanso di equivoci ti ricordo che nella land sono proibiti approcci off, e ricorda anche che la violazione di questa regola porta delle conseguenze sgradevoli… non credo sia necessario ti dica altro no?”

AR “Tu mi hai frainteso… io mi sono iscritto per giocare”

[Dopo questa chiaccherata come dubitarne?!]

EL “Se le cose stanno così sono lieta di averti frainteso, in ogni caso ricorda che nella land i controlli si fanno davvero e il DB resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.”

AR “Mi sembra che te la sei presa…”

[E perchè mai una se la dovrebbe prendere?? Un approccio così elegante e raffinato avrebbe mandato in brodo di giuggiole qualsiasi donna! Non so come si possa resistere a un tipo come te! ]

EL ” Lascia stare… se non hai bisogno di altri chiarimenti sulla land io avrei altro da fare…”

Non credo ci sia necessità di dire che questo giocatore è rimasto nella land un solo giorno…

Ehi ragazzi! Va bene giocare, ma cercate di uscire di casa per certi approcci… Anche se ormai sono fuori gioco per queste cose, mi pare di ricordare che nel reale le cose siano molto molto più interessanti!