Tag Archive: Caro Diario


All’improvviso…

Le cose cambiano all’improvviso… svaniscono senza nemmeno darti il tempo di allungare una mano per tentare di afferrarle e trattenerle, scivolano via nel silenzio assordante del nulla che ti stordisce e ti lascia attonito spettatore di te stesso…

D’improvviso ti ritrovi nel vuoto incolore e i sogni sono svaniti… sparisce il coraggio anche di provare a sperare ancora…

Le ore scorrono via veloci, i pensieri si inseguono e ti annodano parole in fondo alla gola, parole che non dirai mai più, parole inutili, parole che sanno solo farti mancare il respiro ma che nessuno sentirà mai.  E avresti voglia di urlare per sentire che sei ancora vivo, ma non lo farai…

La sola cosa che resta è la certezza del grigio che si insinua a sostituire il colore nelle tue giornate.

E, d’improvviso,  ti ritrovi a non desiderare un altro giorno…

Annunci

Stringi la mia mano

E ti scrivo una lettera tentando di mettere ordine nella marea di sentimenti ed emozioni che come un fiume in piena hanno invaso i miei giorni… Un fiume in piena che ogni momento sembra rompere gli argini della mia naturale e consolidata “prudenza”, della mia quasi proverbiale (e vagamente paranoica) riservatezza e discrezione, caratteristiche che da tutti vengono scambiate per distacco gelido… Ma tu hai visto oltre la mia apparenza, hai saputo vedere al di là di quello che la maggior parte delle persone vede di me ed hai toccato il mio cuore. Ma come fare a confessarlo anche a me stessa? Già, perchè scoprire che qualcuno conosce ancora la strada per il tuo cuore, conosce il modo di farti vibrare l’anima, conosce il modo per risvegliare le emozioni che avevi sepolto, ti lascia spiazzato… e tu mi hai spiazzato quando candidamente mi hai confessato di amarmi. Mi hai spiazzato perchè mi hai messo di fronte a qualcosa che non avrei mai più immaginato potesse succedere a me… Mi hai spiazzato perchè le tue parole erano le mie, parole che da troppo tempo avevo rinchiuso in un’angolo, incatenate, imbavagliate, ben assicurate perchè non potessero tornare a galla, perchè i sentimenti scardinano le difese, espongono in completa nudità la tua parte più fragile e sensibile… Pudore dei sentimenti, pudore di pronunciare parole come “amore”, pudore delle emozioni… Sciocchezze, solo sciocchezze! E così ho scelto di abbandonarmi a queste emozioni che mi regali, ho scelto di togliere il bavaglio alle parole che tenevo legate, ed ho scelto di vivere. Ma le parole sono ancora arruginite e si aggrovigliano disordinate senza riuscire ad esprimere quello che sento… Povere parole che non so usare, povere parole che torco nel tentativo di trasferire su questo foglio le mie emozioni… Ma forse le emozioni non si possono scrivere, si possono solo vivere ed è per questo che rifuggono le parole e preferiscono mostrarsi nei gesti, nelle guance arrossate, nei sorrisi… No, le emozioni non si possono scrivere, e tutto quello che si può intrappolare di loro sui fogli è solo un vago fantasma della loro essenza… Sfuggono effimere, eppure concretamente reali, scivolano via dolcissime sulla superfice dell’anima curando le vecchie ferite e regalano la speranza del domani, si insinuano tra i pensieri infischiandosene della razionalità, ubriacando di gioia ogni fibra dell’essere… Ed io ho scelto di abbandonarmi a questa specie di follia meravigliosa che mi hai regalato… E ancora stasera mi trovo ad emozionarmi fino alle lacrime, ma lacrime di felicità ora, emozionarmi per il regalo che mi hai fatto, emozionarmi perchè so che posso abbandonarmi a te, perchè so che quello che sento ha radici in un tempo senza tempo, perchè so che tu ed io siamo una sola cosa, da sempre e per sempre… Sono tornata ad arrossire come una bambina, e tu hai visto quella bambina che c’è ancora in me

E allora prendi la mia mano e non lasciarla mai… io non lascerò mai la tua. 

Magia…


 

Emozioni e sensazioni, pensieri… leggeri come brezza fresca in una calda notte estiva, imprendibili ed evanescenti quasi inconsistenti fantasmi…

In bilico fra parole e immagini nel tentativo di catturare uno di questi soffi, mi ritrovo ad annusare le luci ed assaggiare i colori con la consapevolezza che non riuscirò a catturare l'interezza della bellezza che respiro… Solo ombre ciò che riesco ad imprigionare, solo riflessi pallidi di emozioni imprendibili… Ma forse è in questo la magia della poesia e delle immagini: la magia è racchiusa nel limite, nella sfida continua del tentare, e tentare ancora, di prendere un'emozione e riuscire a farla leggere ad altri. Guardo ancora questo cielo che lascia scolorare il rosso del tramonto nel buio della notte in attimi irripetibili e unici. Nessun tramonto sarà mai uguale a questo, nessun momento sarà mai più questo, e ciò che sento in questo istante so che non sarà mai più… e anche questa è magia…

Frammenti

Resto in silenzio a guardarti… è tutto così strano qui: intorno c’è chiasso gente che va e che viene, mi urtano, qualcuno mi spinge, ma io sono come anestetizzata. 

Sei qui davanti a me, eppure non ci sei… sei bello, e quel poco sangue che ti sporca il viso non riesce a togliere nulla alla tua bellezza. Allungo la mano e con la punta delle dita asciugo quella piccola goccia rossa che ti brilla vicino all’orecchio. Sfioro il tuo viso e a quel tocco il mondo scompare: d’improvviso siamo solo tu ed io, proprio come quel giorno quando ci siamo conosciuti.

E siamo soli, io e te, e sento ancora la tua mani stringere la mia “Piacere di conoscerti…”, la tua voce, il sorriso che ti illumina lo sguardo, e quello strano brivido dentro con la subitanea consapevolezza di essersi ritrovati dopo un infinito viaggio…Io e te: mani strette incapaci di sciogliersi, occhi negli occhi ad osservarci l’anima, ed il resto del mondo diventato niente di più che uno sfondo colorato.

La mia anima riesce a sorridere anche ora ripensando a quel giorno e i miei occhi cercano i tuoi, ma una mano “pietosa” li ha chiusi e a me non resta che fissare ancora il tuo viso così bello anche in questo momento. 

Nella memoria il tuo sguardo sarà sempre con me a sorridermi e ad accompagnarmi nei giorni solitari che verranno… perchè questo mondo senza di te sarà un deserto in cui dovrò vagare da sola… Non posso pensare, anche se lo sto facendo, o forse questo non è pensare: sto galleggiando in uno spazio fatto di vuoto dove tutti i sogni sono svaniti e tutto sembra cristallizzato in questo silenzio che mi avvolge. Solo tu sei reale in questo mondo dove non esiste più nulla, soltanto tu sei vero e dolorosamente vivo dentro di me. Già, sei molto più reale tu anche se non ci sei, più reale di tutte queste persone che si agitano senza senso intorno a me.

Siamo soli, io e te.., e fa male pensare a me e a te come qualcosa di separato, come due entità diverse e distinte… è curioso, ma oggi siamo tornati ad essere “io e te”, il NOI è stato infranto da una mano crudele che ci ha voluto separare. Io e te… ma io che senso ho senza di te? Io sono ancora io senza di te?…

Sollevo appena il lenzuolo e cerco la tua mano, quella mano che stringeva la mia così spesso: bastava che le nostre mani si sfiorassero e ogni tuo pensiero era il mio, e ogni mio pensiero era il tuo, ed anche nella notte più fonda bastava sfiorare quella mano per sapere chi eravamo. Ma ora la tua mano resta inerte nella mia e comincio a sentire il gelo scendere sui miei pensieri mentre il vuoto mi strappa via il cuore…

Cuore inutile il mio ora, perchè dovrebbe continuare a battere? “Portami con te, ti prego…” sussurro dentro la mente e vorrei poter urlare e piangere e far smettere di battere questo cuore inutile. Invece stringo ancora la tua mano e resto immobile e muta davanti alla disperazione che mi assale con la certezza orrenda che sopravvivrò, inutilmente continuerò a vivere.

Cerco la tua voce dentro di me ed ecco che sei ancora qui con me “Voglio vederti sorridere… nessuno sa sorridere come te…” Sì tornerò a sorridere, ma non chiedermi di farlo oggi, ti prego… e invece sento il viso che si distende in un ultimo sorriso per te; più forte di me e più forte persino del dolore questo non saperti dire di no… Mi stupisco di me, e continuo ad ascoltare la tua voce in me, la tua voce nei miei ricordi che sembrano aver preso il posto di questa oscena realtà…

Forse sto impazzendo, e forse non sarà nemmeno così male perdere la ragione… ma il terrore che con la ragione potrei perdere anche il ricordo di te mi frena dall’abbandonarmi alla pazzia del dolore che come un’onda di marea mi sta per travolgere. Stringo forte la tua mano e d’improvviso mi colpisce come un ceffone in pieno viso la consapevolezza che tu non sei più in questa mano che stringo. Il piccolo seme della disperazione si spacca e comincia a germogliare dentro di me avviluppandomi l’anima. Intorno c’è solo silenzio ora, posso sentire che ci sono tante persone ma nessuna di loro parla. Il mio dolore ha invaso la stanza cupo come una nuvola scura, gelido come la più gelida notte senza luna ne’ stelle… Sono sospesa… quello che sento è così straziante da non permettermi neppure di piangere, da non permettermi neppure di mostrare un piccolo segno di quella tempesta che mi sta schiantando dentro. Resto immobile, la tua mano nella mia, sospesa in questo silenzio irreale dove le parole sono impossibili da pronunciare, le parole, le nostre parole sono troppo preziose per lasciarle colare via in questo mare di dolore.

Una donna grida, ed in qualche angolo lontano della mia coscienza riconosco la voce di tua madre. Grida ed urla, ma non il suo dolore, ma solo crudeltà verso di me… Ecco… non è qui per te, e non è qui neppure per me, è qui solo per se stessa, per non perdere quest’ultima occasione di mostrare al mondo quanto fosse contraria a noi due, o forse solo un modo di esibirsi ancora una volta in una delle sue teatrali sceneggiate… Vorrei girarmi ed esprimerle tutto il mio compatimento per questo nuovo spettacolo indegno, vorrei dirle molte cose, vorrei dirle che se tu sei qui ora è proprio perchè stavi andando da lei per riannodare quello che lei aveva voluto spezzare… vorrei dire tante cose… e invece resto muta. Non vale la pena sprecare questi ultimi istanti con te per parlare con chicchessia. Già, gli ultimi istanti perchè so che da questo momento non ti vedrò più…

Due braccia forti mi stringono: è tuo fratello che mi sussurra di seguirlo. Tua madre continua a strillare cose prive di senso e un poliziotto la tiene in disparte. Lascio la tua mano e per l’ultima volta guardo il tuo viso imprimendone nella memoria ogni piccolo particolare. Tuo fratello mi prende sotto braccio e io lo seguo docile senza abbassare lo sguardo davanti a tua madre che finalmente pare ammutolita. Fuori c’è il sole e il suo calore pare insopportabile sulla mia pelle che ora è gelata. E’ ancora estate qui ma nel mio cuore è iniziato un inverno infinito. In silenzio mi incammino e non so bene che strade percorro ma mi ritrovo a camminare sulla spiaggia. Guardo l’orologio: a quest’ora saremmo dovuti essere qui io e te, questo era il nostro programma per oggi…

Cammino su questa spiaggia infinita, e siamo di nuovo io e te… la tua mano nella mia… ogni ricordo è così vivo che mi sembra impossibile che sia solo un’immagine nella mia mente. Mi perdo in questo mare di giorni felici e il tempo non esiste più: tu sei qui con me! E’ già notte ed io sto ancora camminando senza sapere bene dove andare…

Sono di nuovo a casa, la nostra casa, questa stanza che nessuno avrebbe mai pensato di poter chiamare casa ma che noi avevamo fatto diventare il nostro castello… Qui ogni cosa parla di noi, ogni oggetto e persino ogni ombra è intrisa di noi: di me e di te… Non posso sopportare la vista di questo posto senza di te e spengo la luce. Resto immobile per non so quanto tempo al centro della stanza, poi lentamente le gambe cedono e mi accuccio in terra. Non sento nulla, ne’ caldo ne’ freddo… Il cuore che continua a battere e mi rimbomba nelle orecchie… non voglio sentirlo! Non voglio sentire questa vita che continua a fluire in me senza più scopo. “Portami con te… ti prego…” solo queste parole si ripetono ossessive nella mia mente. Si può restare vivi a metà? La mia parte migliore è andata via senza di me ed io non voglio restare qui. Eppure la vita ostinatamente continua ad aggrapparsi a me, anche se io non la vorrei. Sopravvivrò… questa è l’unica orribile certezza che in questo momento mi ferisce come un pugnale. Torno con i ricordi a quel giorno in quel giardino dove mi avevi preso le mani e guardandomi negli occhi, con voce appena tremante avevi parlato di NOI per la prima volta “Tu sei me… sei parte di me, ed io sono te… non ha logica lo so, ma so che è così” Già, non c’è logica nell’incontrarsi e sapere per certo che ci si appartiene da sempre… non c’è logica, è pura magia, un ‘incantesimo che in un solo istante stravolge tutta la tua vita, le tue prospettive, le tue certezze… ma pur sempre magia, una magia meravigliosa ed inspiegabile che si impossessa di te, e non si può spiegare in nessun modo, non esistono le parole… e credi che la magia sia per sempre… Invece sono qui…

E’ giorno, e non so da quanto, anche se non ho dormito non so da quanto il sole sia entrato in questa stanza. Lo sguardo scivola piano sulla mia immagine riflessa in uno specchio: guardo senza emozioni la sconosciuta che mi fissa dal vetro e ne studio i tratti stanchi e il viso pallido, quasi fosse la prima volta che vedo la mia immagine. Decisamente troppo magra e troppo pallida… e mi risuonano in testa le tue parole “Non sei troppo magra… sembri una fatina uscita da una fiaba…” ridevi quando lo dicevi e io fingevo di indignarmi e ti facevo una smorfia per ridere insieme a te. Ricordi… troppi ricordi… finiranno per soffocarmi… finirò per naufragare in questo oceano infinito di emozioni e di immagini… Ogni istante di questi ultimi mesi mi scorre davanti ed io semplicemente mi perdo e mi lascio accarezzare l’anima dalla tua presenza.

Di nuovo è notte, non ho mangiato ne’ bevuto e non ne sento necessità… non m’importa del tempo che passa, il tempo non ha più significato: l’oggi non esiste, e il domani mi si è negato, solo il passato è presente in questa stanza: immobile, cristallizzato nelle immagini di Noi, in quel ritrovarti in me inestricabilmente legato alla mia anima ancora stretto a me a sussurrarmi parole che non so pronunciare…

Nella luce livida di un altro giorno che comincia lo sguardo va a posarsi sulle mie mani… le mie dita sono ancora macchiate del tuo sangue. Le porto al viso e penso assurdamente che questo è tutto quello che mi resta di te: non laverò più le mani, è il pensiero che per un istante mi attraversa la mente… e poi ecco che mi sembra di sentire la tua voce “Sì, le laverai, e continuerai a vivere… non ti ho lasciato, ma tu devi lasciarmi andare… sai che ci ritroveremo… sorridi ancora per me…” so che queste sarebbero le tue parole se tu potessi ancora parlarmi… lo so perchè tu sei in me…

Mi scuoto e provo ad alzarmi. Sono quasi stupita che le gambe ancora mi reggano e muovo qualche passo per la stanza. So che lasciarti andare è l’unica cosa giusta da fare; mi avvicino al lavandino ed apro l’acqua ma non ho il coraggio di mettere le mani sotto il getto. Mi guardo allo specchio e quello che vedo non è certo la fatina che tu amavi: la pelle è grigia, gli occhi cerchiati, le labbra screpolate… “Fai la cosa giusta…” annuisco silenziosa e metto lentamente le mani sotto il getto d’acqua tiepida osservando il sangue che piano si scioglie e scorre via… Sì, è la cosa giusta, l’unica cosa giusta. Mi spoglio e mi infilo sotto la doccia: tu sei dentro di me e io continuerò a vivere perchè non farlo sarebbe farti morire due volte, andrò avanti raccogliendo i frammenti di tutti i momenti che la vita ci ha regalato, andrò avanti e tornerò a sorridere un giorno…

(Credo sia doveroso dire che questi sono stralci di un vechio diario che non avevo più avuto il coraggio di rileggere. Solo di recente l’ho ritrovato e ho rivissuto quei giorni riuscendo a liberarmi di quel dolore… )

Domani forse…

Sei uscito di nascosto dal mio picolo mondo e io resto stupita e confusa a ripensare alle tue parole che non mi riesce di capire.
Mi sono lavata il viso, ho messo un filo di rossetto e un velo di cipria per essere almeno presentabile. Mi sono mascherata e sono uscita ad affrontare il mondo. Incazzata, confusa, ferita, incapace di articolare pensieri su qualcosa di diverso da te: lontano, non solo fisicamente, e con la tua volontà di allontanarti sempre di più.
Non voglio pensare, non voglio!
L’auto va da sola e non so neppure che strada ho percorso per arrivare fin qui, non è necessario passare di fronte al mare per andare al lavoro, eppure sto costeggiando la spiaggia ormai deserta.
Improvviso il desiderio di fermarmi. Scendo dall’auto, l’aria è fresca: ha appena smesso di piovviginare. No, non ho voglia di andare al lavoro, non ora almeno. Mi avvio verso la spiaggia e mi ritrovo a pensare per un attimo che sto facendo una cosa stupida. Scaccio i pensieri sensati. Non ho voglia di essere sensata ne’ razionale, voglio solo non pensare affatto. Avanzo sulla sabbia umida per qualche passo ma le scarpe coi tacchi sottili mi fanno inciampare. Non m’importa nulla nemmeno delle scarpe, le sfilo e le lascio lì mentre vado verso la battigia. La sabbia è fredda e umida e sembra essere l’unica cosa concreta di questo momento. “Cosa ho sbagliato?” Troppe domande… Pericoloso farsi domande…
L’acqua fresca comincia a lambirmi i piedi, rabbrividisco e avanzo ancora di un passo, poi mi fermo lasciando che le piccole onde mi accarezzino le caviglie. Anche i pantaloni si sono bagnati e anche di questo non mi può interessare di meno. L’unica cosa che riesce a catalizzare la mia attenzione in questo momento è il freddo del mare che riesce a tenermi distante dai miei non pensieri, da quest’amarezza che mi stava travolgendo.
Resto così, ferma, sul bagnasciuga per non so quanto tempo fino a che un briciolo di razionalità torna ad affacciarsi nel caos di sensazioni che mi schiaccia. Come anestetizzata torno indietro lentamente sulla spiaggia verso il punto in cui ho lasciato le mie bellissime scarpe a cui tenevo tanto. Sono ancora lì: abbandonate sulla sabbia, metafora di come sento anche io. In altre occasioni avrei sorriso di me stessa ma ora non ci riesco proprio. “Ho finito le parole” ti ho detto e tu hai ridacchiato rispondendomi che non riesci a crederci. Invece è la verità: sono paralizzata. No capisco… non capisco cosa ti ha allontanato, o forse posso immaginarlo. Non ci vuole troppa fantasia: il mondo è pieno di persone più disponibili e interessanti di me.
Raccolgo le scarpe e le poggio appaiate e ordinate mentre mi siedo sulla sabbia. E di nuovo sentimenti e sensazioni montano, facendomi affogare per un attimo nella confusione. Sei uscito dal mio piccolo mondo ed io non capisco il perchè tu lo abbia fatto. Non voglio più pensarci! Basta col farsi domande! Non avrò mai le risposte e questa consapevolezza mi fa arrabbiare ancora di più.
Strizzo l’orlo dei pantaloni e scuoto alla meglio la sabbia mentre mi rialzo e raccolgo le scarpe per tornare all’auto, e solo ora mi accorgo di non aver neppure chiuso lo sportello. Anche questa pare una metafora del mio stato…
“Bene… questo è quello che vuoi, e questo è quello che avrai” penso stringendomi nelle spalle con un po’ di stizza. Mi hai detto “Ti voglio bene” e io non sono riuscita a rispondere nulla…
Risalgo in auto e osservo sconsolata i miei pantaloni bagnati e le mie scarpe piene di sabbia. Fuori discussione il presentarmi al lavoro in questo stato. Torno a casa e mi cambio, sciacquo il viso, metto il collirio per sgonfiare un poco gli occhi, e per riprendere un aspetto “civile” provo anche a truccarmi. Ho voglia di urlare ma non lo farò. Tento un sorriso allo specchio e mi rendo conto che non imbroglierò nessuno. Dovrò simulare un mal di testa per giustificare questo muso e l’incapacità di concentrarmi.
Arrivo al lavoro e metto in scena la mia recita del mal di testa e subito mi rifugio nel mio angolo al pc. Le schede e i numeri mi sfilano davanti e io mi rendo conto che non so che accidenti sto facendo. So solo che mi manchi, e che mi mancherai ancora di più nei giorni che verranno.
Il mio piccolo mondo sarà di certo un posto molto solitario senza di te, ma mi ci dovrò abituare. Ma almeno per oggi mi concederò di sentire tutto il vuoto che hai lasciato. Domani forse riuscirò a tornare a far finta di sorridere. 

Ora che non ci sei

Eccomi qui a scriverti come promesso, o almeno a tentare di farlo inciampando sulle parole che a voce non so dire, ma sono comunque qui e correrò il rischio di aggrovigliarmi tra pensieri ed emozioni provando a superare la mia timidezza per dirti quanto sei importante per me. Forse sarebbe più semplice scrivere un “Ti amo” accompagnato da una qualche bella frase da cioccolatino, ma tu sai che io non scelgo mai le vie più semplici. E tuttavia, ecco, l’ho detto: ti amo, e un poco riesco ad arrossire di queste parole anche se sono sola qui davanti a questo foglio. Pudore delle parole che esprimono sentimenti, questa è la mia malattia, forse paura più che pudore, ma ora l’ho detto! Sì, ti amo… e non so quando è cominciato, ma so che l’ho nascosto anche a me stessa per molto tempo, temendo che i sentimenti potessero rovinare la nostra amicizia, ma ora che l’ho detto sono libera e le parole cominciano ad accalcarsi disordinate nella mia mente, parole a lungo trattenute e censurate, parole che sono rimaste prigioniere dei ragionamenti razionali, parole che avrei voluto dirti un milione di volte, parole che comunque so che tu hai letto nei miei occhi ma che le mia labbra non hanno mai saputo pronunciare, parole che ora scrivo e che mi fanno sentire un pochino più vicina a te, che sei così lontano in questo momento.
Mi manchi, lo sai, mi manca la tua presenza e il tuo sorriso, e sapere che questa lontananza non sarà breve mi fa male, anche se so che in qualche modo tu sei sempre con me perchè ti sento e ti ritrovo in ogni particolare delle mie giornate, ti ritrovo nel profumo sui miei abiti, ti ritrovo apparire nei miei pensieri e nei piccoli gesti di ogni giorno. Sì, sei qui, anche se in questo momento sei dall’altra parte dell’oceano, ed io vorrei che tu fossi qui per poter sussurrare il mio amore al tuo orecchio, stretta a te, abbandonata nel tuo abbraccio; vorrei appoggiare la testa sul tuo petto e lasciarmi cullare dal ritmo del tuo cuore e inebriarmi del profumo della tua pelle… No, non è solo desiderio carnale di te, è un bisogno più profondo dell’anima. Ho bisogno di te come un fiore ha bisogno del sole per crescere, e come un’aquila ha bisogno del cielo per poter volare… sì, tu mi fai volare! Ricordi la storia di Peter Pan? Per volare ci vuole un po’ di polvere di fata ma anche un pensiero felice… Nelle mie tasche c’era ancora tanta polvere di fata ma non potevo più volare perchè non avevo un solo pensiero felice… poi sei arrivato tu, ed io ho ricominciato a volare: tu sei il mio pensiero felice!
Infantile vero?! Probabilmente sì, così verrebbe giudicato il mio esprimermi dalle persone “mature” e tutte d’un pezzo, ma sai che c’è di nuovo? Non m’importa nulla! Siamo tutti un po’ bimbi davanti ad un sentimento come l’amore, solo che alcuni preferiscono continuare a fare gli “adulti” e io invece non temo più di apparire per ciò che sento. Questo sentimento mi fa tornare un po’ bambina, un po’ ragazzina, mi fa riscoprire emozioni quasi dimenticate. Mi sorprendo di sentire ancora le “farfalle” nello stomaco, come una ragazzina al primo appuntamento, ed è bellissima questa sensazione di attesa ed emozione che riesci a suscitare in me. Sei arrivato nella mia vita in una giornata fredda di dicembre, e il freddo non era solo fuori dai vetri, era sopratutto nel mio cuore: non speravo più in nulla, ero consapevole solo del fatto che per me non c’era più nulla di buono, solo il grigiore di un’esistenza triste… Poi sei arrivato tu e, non so come, hai riacceso in me la voglia di andare avanti, la curiosità per la vita, e poco alla volta i sentimenti. Ci siamo detti moltissime cose in questi mesi ma non avevo avuto mai il coraggio di guardare in faccia ciò che sento, ma ora l’ho detto e vorrei ripeterlo all’infinito: Ti amo
E resto qui con i miei grovigli di parole, immersa nel silenzio della tua assenza, a lasciarmi cullare l’anima dal pensiero di te, gustando ogni istante delle emozioni che mi regali. Emozioni che mi avvolgono come una calda coperta in una fredda sera d’inverno e che non so esprimere con le parole. E’ così facile dire “Ti amo” ed è invece così difficile scriverlo… ma ci ho provato e, qualunque sia il risultato, io ho già vinto: ho vinto la mia paura dei sentimenti e delle parole. Tra poco andrò a letto e il pensiero di te mi accompagnerà, tu sarai lì con me ed io ripeterò a me stessa: sì, ti amo.

Il primo magico incontro

Sei arrivato questa mattina ma ancora non abbiamo avuto modo di conoscerci anche se in questi ultimi mesi siamo stati una cosa sola in realtà non ti conosco. Probabilmente conosci molto meglio tu me che io te: in questi mesi hai vissuto la mia vita stando nascosto e silenzioso, conosci i miei gusti, la mia voce, le mie emozioni… Sono io che non so nulla di te…

Ed ora eccoci qui: io e te da soli. Un ‘infermiera gentile ti ha portato qui e ti ha adagiato delicatamente accanto a me poi con un sorriso è sparita lasciandoci soli.

Siamo qui io e te, e per la prima volta possiamo guardarci. Questa mattina non è stato possibile: troppo casino, tutti indaffarati a salvarci la pelle. Dolore, terrore, panico… Non sopportavo l’idea di essere arrivati fin qui insieme e poi perderci ancora prima di conoscerci… Ma contro ogni previsione ce l’abbiamo fatta! Siamo molto più forti di quel che sembriamo!

Così ora ti guardo in viso per la prima volta. Dormi, o forse sonnecchi soltanto, e sembra che sorridi soddisfatto di essere qui.

Ti osservo cercando di imprimere nella memoria ogni particolare di questo primo incontro.

Sei uno splendido cucciolo d’uomo, con il visino bianco e rosa come una piccola mela. Non ho il coraggio di toccarti: sei così tranquillo che mi sembra un delitto disturbarti, quindi mi limito ad osservarti in silenzio.

Vorrei potermi alzare e prenderti in braccio ma ancora non posso farlo, ed è doloroso averti accanto e non riuscire a muovermi.

Inaspettatamente spalanchi gli occhi e ti stiracchi appena accennando una sorta di sbadiglio.

Resto immobile e il cuore sembra che mi si stia per fermare…

Pari curioso e ti guardi intorno quasi alla ricerca di qualcosa o di qualcuno… Non so se è vero che i bimbi piccini come te non ci vedono davvero, ma so per certo che tu sai che ci sono e i tuoi occhi si fermano su di me.

Ti sorrido e non so che fare; tu sembri capirmi e sembra che sorrida anche tu di questo mio timore mentre allunghi una manina minuscola verso di me.

Tu sai chi sono vero piccolo? Lo so di sicuro: tu mi conosci molto più di quanto io conosca te…

Accosto la mia mano alla tua e tu ti aggrappi forte al mio dito continuando a guardarmi silenzioso e tranquillo. Abbiamo vissuto insieme per così tanti mesi ma è la prima volta che ci guardiamo e ci tocchiamo.

E’ incredibile quanta forza ha la tua piccolissima mano, ed è incredibile la tranquillità che riesci a trasmettermi.

Mi faccio coraggio e piano piano riesco a girarmi un poco verso di te che continui a guardarmi silenzioso stringendo il mio dito.

“Benvenuto Pulcino” ti sussurro pianissimo e tu ti bei del suono di quelle parole sporgendoti un poco verso di me. Sì, sembri proprio un pulcino con quei capelli biondissimi che paiono un piumino leggero…

Tendi anche l’altra manina verso di me e io accosto la mia mano e prendo la tua piccolissima mano nella mia. Quanto sono piccole e perfette le tue mani!

Restiamo così silenziosi, in questa piccola stanza bianca un po’ spoglia, a studiarci a vicenda, ascoltando i nostri respiri, assimilando la nostra presenza, studiando reciprocamente i particolari l’uno dell’altro, sospesi in una bolla di realtà solo nostra, fuori dal mondo: solo io e te.

Ti aggrappi forte alle mie dita e tiri la mia mano verso di te accostandola al visino per poi lasciarla all’improvviso.

Sapevi che non avevo il coraggio di accarezzarti e mi hai incoraggiato a farlo?? Non lo so, ma so che mi piace crederlo…

Timorosa e leggerissima ti sfioro il visino con una carezza e tu socchiudi gli occhi soddisfatto mugolando appena. Aspettavi questa carezza? Io sì… desideravo accarezzarti dal primo momento che ti ho visto, ed è un dolore quasi fisico non poterti prendere e stringere a me, è difficile pensare che ora siamo separati.

“Mi manchi Piccolo” e tu fai una smorfia buffa e pare che sorridi…

Con un’altro sforzo mi giro completamente verso di te e continuo a sfiorarti il visino.

Posso solo bearmi della tua presenza e anche se mi sento un po’ sciocca, non posso fare a meno di osservare con stupore questo piccolo assaggio di perfezione che sei tu: un piccolo e perfetto cucciolo d’uomo!

Osservo ancora le tue piccole mani ed i tuoi piedini minuscoli; non posso evitare di domandarmi come sarai domani quando sarai un uomo e non più un cucciolo… Che uomo sarai? Che faranno queste piccole mani domani? E questi piccoli piedi dove ti porteranno?…

Tu continui ad osservarmi e appari divertito dalle domande che mi si leggono in viso. D’improvviso ho voglia di ridere ora, e lo faccio a costo di apparire completamente matta a chi dovesse affacciarsi alla porta della mia camera, ed anche tu appari divertito del mio ridere.

“Sono sciocca vero?” Come risposta tu torni a tendere le tue manine verso di me ad afferrare il mio dito.

Ma i pochi minuti che ci hanno concesso per conoscerci sono finiti e l’infermiera gentile torna a prenderti per portarti via. “Ma che bambino bravo” commenta allegra “non piange mai…” ed io solo ora mi rendo conto che sei stato silenzioso e sorridente per tutto il tempo del nostro incontro.

Sorrido all’infermiera che mi aiuta a risistemarmi in questo letto-prigione anche se in realtà vorrei mettermi ad urlare di non portarti via… ma so che non servirebbe.

Tu protesti appena mentre ti portano via e l’infermiera gentile mi dice di riposare promettendomi che ti avrei rivisto tra qualche ora…

Sono troppo stanca per dire qualsiasi cosa e quindi sorrido ancora e la ringrazio mentre si allontana.

Chiudo gli occhi e ora so per certo una cosa: chiunque tu sarai, dovunque ti porteranno i tuoi piedini meravigliosi, sarai per sempre mio ed io sarò per sempre tua, e nessuna distanza, nessun tempo, nessuna cosa mai potrà portarci via questo momento magico che abbiamo vissuto io e te da soli.

Nei giorni e negli anni che verranno il ricordo di questo giorno ci sarà per sempre a riscaldarmi il cuore.

E’ un brano tratto da un vecchio quaderno ritrovato per caso… Mi è piaciuto condividerlo con voi…

Essere o apparire?

Caro diario,

oggi mentre mi preparavo per uscire ero davanti allo specchio intenta a legarmi i capelli, e come di solito non mi guardavo con molta attenzione (sai che non mi piace farlo) quando alla radio ho sentito una vecchia canzone di Madonna “Who’s that girl”…

Non ho ascoltato il resto del testo ma la domanda ha cominciato a girarmi in testa “Who’s that girl?”… Ho lasciato la treccia che stavo facendo e mi sono osservata allo specchio accostandomi un po’ mentre la domanda era sempre lì insistente: “who’s that girl?”

Sì… in fondo chi è quella che mi guarda dallo specchio? Sono davvero io? E se sono io, chi sono davvero?…

Domade folli che solo una folle come me si può fare… Comunque sia ho continuato ad osservarmi quasi curiosa di me stessa, rilevando pregi e difetti (sopratutto questi ultimi) della donna che continuava a fissarmi dallo specchio. “Who’s that girl?”

Chi sono al di là di questa “buccia” che è visibile a tutti? Già perchè questa è solo una parte di me, e forse la meno importante anche se è quella più immediatamente visibile… ma la domanda resta “chi sono”?

Le persone in genere si fermano a valutare solo ciò che vedono di me, un discreto aspetto un apparente buon carattere (che in effetti non è poi così buono), tanto basta ad incasellarmi…

Ma sono davvero solo questo? Giusto Cielo, nooooo!!!

Quanto è sgradevole essere giudicati e pesati solo per quello che appare evidente di noi, essere inquadrati per l’età, il colore della pelle, o il nostro aspetto… Eppure tristemente la maggior parte delle persone si limita a questi parametri per decidere se le piaci o no.

Già siamo in tempi dove più  che l’essere conta l’apparire… Se hai l’aspetto giusto, il giusto abbigliamento, il giusto colore di capelli, la giusta stupidità insipida, hai buone probabilità di essere una persona di discreto successo sociale…

Che orrore! Eccoli i nuovi mostri!

Personalmente non baratterei un solo neurone con una ruga in meno, ne’ accetterei di combinarmi come un burattino solo perchè è la moda che lo impone….

Io SONO e non voglio apparire! Non me ne frega nulla di

essere trovata carina, non me ne frega nulla di essere guardata mentre cammino per strada (anzi è piuttosto odioso essere osservati), non me ne frega nulla che qualcuno trovi il mio sorriso irresistibile… Voglio essere notata per ciò che non si vede di me, per ciò che non è sotto gli occhi distratti di chiunque. Voglio essere apprezzata per ciò che sono e non per ciò che appaio. Voglio essere apprezzata, ma solo da chi si prende la briga di vedere al di là della mia buccia, e solo da queste persone mi lascio conoscere davvero. Per gli altri c’è solo la personcina carina e un po’ “naif” che si accontentano di vedere nel loro osservare distratti…

Per quel che mi riguarda non ho l’abitudine di giudicare chicchessia, e non certamente basandomi su ciò che appare, quello che appare di una persona è soltanto un piccolo frammento di ciò che è in realtà, e in ogni caso il nostro aspetto (la nostra buccia) è destinata inevitabilmente al decadimento ma non è lo stesso con la nostra “anima” fortunatamente. Tra 20 anni di certo nessuno di noi apparirà più come oggi (lasciamo da parte i miracolati della chirurgia) ma se in questo tempo avremo seminato bene dentro di noi e avremo avuto cura di coltivare il nostro cuore e la nostra mente, saremo delle persone meravigliose. Ma se la nostra vita è solo basata sull’apparire anche la nostra anima appassirà denutrita e diventeremo delle persone sgradevoli e amareggiate condannate da se stesse in una prigione di vuoto e nulla.

Così, caro diario, ho ripreso a farmi la treccia che avevo abbandonato e ho sorriso di me stessa stringendomi nelle spalle canticchiando “Who’s that girl?”… Io sono semplicemente io… non facilmente definibile ne’ inquadrabile… sognatrice coi piedi per terra, tanto astratta quanto concreta, folle con un pizzico di saggezza o forse saggia con un pizzico di follia, viaggiatrice curiosa di questa vita, affamata di conoscere sempre di più (e in fondo questo è l’unico scopo della vita), decisamente fuori dagli schemi, una persona non “comoda” di sicuro e forse anche un po’ rompiscatole… ma onestamente e sinceramente me stessa.

Io voglio essere e non apparire!!

Mi sono persa…

Curiosa giornata questo sabato… meteorologicamente una splendida giornata… voglia di andare al mare e sdraiarsi a poltrire sulla sabbia tiepida. Riguardo all’umore: una giornata decisamente altalenante.

Poca voglia di fare, poca voglia persino di pensare in certi momenti…

Resto qui a scrivere e ad ascoltare ancora un po’ di musica, e avrei mille cose da fare ma non me ne frega nulla di farle.

Resto qui acciambellata come il mio gatto a lasciarmi scorrere addosso il tempo… qualcuno la chiamerebbe noia, ma io non mi annoio mai nemmeno sola con me stessa…

Fisso senza simpatia il pacchetto delle sigarette ed allungo la mano per accenderne un’altra ma mi fermo giusto prima di prenderle: sto fumando decisamente troppo… vediamo quanto resisterò ancora. Torno a rannicchiarmi e ad ascoltare la vita che scorre. Sono sola, ma non mi sento sola… Rido di me e delle assurdità che dico e penso quando sto così a poltrire nel nulla.

Lascio che i miei pensieri vaghino senza una meta precisa, e presto nella mia mente ci sono mille persone, mille emozioni, mille e mille ricordi, milioni di domande e non certo tutte le risposte. In questo groviglio è davvero difficile pescare qualcosa che possa apparire sensato e quindi è assolutamente inutile provarci. Mi abbandono ai pensieri e lascio che siano loro a scegliere la via… io resto solo silenziosa ad ascoltare, ed è piacevole ogni tanto questo abbandono, un po’ come lasciarsi cullare in un mare tranquillo e profondo… lasciare che la vita ci culli, probabilmente ne abbiamo necessità un po’ tutti… accarezzare i nostri pensieri e permettere alle emozioni di accarezzarci l’anima… ci farebbe davvero bene: senza timori ne’ pudori idioti.

Avete notato quanto oggi si abbia più pudore per un’emozione o un sentimento piuttosto che per delle oscenità (e su cosa sia l’oscenità si potrebbe aprire un capitolo a parte)??

Ecco mi sono persa: non so davvero quello che volevo dire, o forse molto più semplicemente non avevo intenzione di dire nulla…

La mia gatta si alza e mi guarda interrogativa. Un miagolio sommesso e si gira verso la cucina. Ho capito… dovrò lasciare il mio nulla e tornare alla vita reale: anche lei deve mangiare.

A volte vale la pena

Una nuova alba schiarisce il cielo ad est e questo nuovo giorno mi trova ancora qui accoccolata sulla mia poltrona, rannicchiata come un gatto, dopo una notte insonne. Spengo l’ennesima sigaretta e torno ad abbracciarmi le gambe poggiando il mento sulla ginocchia. Ora la testa è vuota e leggera dopo l’inevitabile nervosismo che coglie quando si realizza che non si riesce a dormire e ci si rassegna a lasciare che il tempo passi. Da una parte odio profondamente questa sensazione di vuoto, ma dall’altra mi ci abbandono lasciando che luci, rumori, e odori del mondo che torna a svegliarsi mi cullino.

Il chiarore del cielo si allarga rapidamente e la luce livida e tagliente del mattino comincia a ridefinire in modo un po’ impietoso i colori e i contorni di ogni cosa.

Un altro giorno comincia e mi trova già stanca, quasi svuotata, prima ancora che inizi la routine quotidiana…

Difficile anche articolare dei pensieri coerenti dopo una notte passata nel nulla del sonno mancato, e io odio questa incapacità di portare avanti un pensiero, di seguire un’idea.

Con l’arrivare del giorno anche le idee negative che mi hanno accompagnato durante la notte svaniscono, o per lo meno perdono la loro concretezza e si mescolano a mille altri pensieri inseguendosi inutili e inconsistenti come bolle di sapone.

Anche io mi sento come una bolla di sapone stamattina: vuota, incosistente, precaria, inutile… e non mi piace sentirmi così!

Voglio essere concreta! Concreta ma non pesante, solo nella leggerezza voglio somigliare alle bolle di sapone. Non voglio essere notata, ma voglio essere presente con una leggerezza quasi invisibile, arrivare e poi andare via in punta di piedi, essere come una brezza che accarezza i capelli senza portare scompiglio.

Invece forse non sono nulla di ciò che vorrei essere, forse non so giudicare le persone nel modo giusto, forse sono una stupida (cosa di cui mi permetto di dubitare)  o forse sono solo una persona che si fida, una persona che da sempre un’altra possibilità…

Ma in fondo non sono così “buona” come appaio: a volte basta una parola sbagliata, uno sguardo storto, una frase che mi suona fasulla, per far affiorare il peggio di me, quasi fossi un’altra persona. In quel momento la mia fragilità si trasforma in una forza illimitata, e con un’ironia tagliente ed offensiva travolgo tutto ciò che mi sta davanti con la furia cieca di un uragano.

E quando questo non è possibile perchè l’oggetto della mia furia è irraggiungibile resto furiosa… furiosa con me stessa principalmente, e a volte capita che il sonno mi sfugga. Così il mattino dopo mi trova sfinita, ma non tanto per il sonno mancato, quanto per la frustrazione di non esser riuscita a sfogare la mia rabbia.

Curioso come la prima luce del mattino ci faccia vedere tutto un po’ più chiaramente, esattamente per ciò che è, senza la dolcezza delle sfumature della notte e senza il calore della luce piena del giorno. Tutto appare meno bello di come lo vediamo durante il giorno, tranne forse una cosa… Vi è mai capitato di svegliarvi all’alba accanto alla persona che amate (mi auguro che almeno voi ne abbiate una) ed osservarla nel sonno in questa luce ancora incerta? Beh questa è l’unica cosa che appare ugualmente meravigliosa, nonostante la posa scomposta e la luce un po’ crudele… L’alba non consente artifizi… si è ciò che si è e si appare esattamente per ciò che si è. Per questo amo questi istanti, è impossibile mentire e tutta la realtà delle cose ci appare nella sua splendida crudezza.

Credo che qualche volta valga la pena di aspettare l’alba…