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Stringi la mia mano

E ti scrivo una lettera tentando di mettere ordine nella marea di sentimenti ed emozioni che come un fiume in piena hanno invaso i miei giorni… Un fiume in piena che ogni momento sembra rompere gli argini della mia naturale e consolidata “prudenza”, della mia quasi proverbiale (e vagamente paranoica) riservatezza e discrezione, caratteristiche che da tutti vengono scambiate per distacco gelido… Ma tu hai visto oltre la mia apparenza, hai saputo vedere al di là di quello che la maggior parte delle persone vede di me ed hai toccato il mio cuore. Ma come fare a confessarlo anche a me stessa? Già, perchè scoprire che qualcuno conosce ancora la strada per il tuo cuore, conosce il modo di farti vibrare l’anima, conosce il modo per risvegliare le emozioni che avevi sepolto, ti lascia spiazzato… e tu mi hai spiazzato quando candidamente mi hai confessato di amarmi. Mi hai spiazzato perchè mi hai messo di fronte a qualcosa che non avrei mai più immaginato potesse succedere a me… Mi hai spiazzato perchè le tue parole erano le mie, parole che da troppo tempo avevo rinchiuso in un’angolo, incatenate, imbavagliate, ben assicurate perchè non potessero tornare a galla, perchè i sentimenti scardinano le difese, espongono in completa nudità la tua parte più fragile e sensibile… Pudore dei sentimenti, pudore di pronunciare parole come “amore”, pudore delle emozioni… Sciocchezze, solo sciocchezze! E così ho scelto di abbandonarmi a queste emozioni che mi regali, ho scelto di togliere il bavaglio alle parole che tenevo legate, ed ho scelto di vivere. Ma le parole sono ancora arruginite e si aggrovigliano disordinate senza riuscire ad esprimere quello che sento… Povere parole che non so usare, povere parole che torco nel tentativo di trasferire su questo foglio le mie emozioni… Ma forse le emozioni non si possono scrivere, si possono solo vivere ed è per questo che rifuggono le parole e preferiscono mostrarsi nei gesti, nelle guance arrossate, nei sorrisi… No, le emozioni non si possono scrivere, e tutto quello che si può intrappolare di loro sui fogli è solo un vago fantasma della loro essenza… Sfuggono effimere, eppure concretamente reali, scivolano via dolcissime sulla superfice dell’anima curando le vecchie ferite e regalano la speranza del domani, si insinuano tra i pensieri infischiandosene della razionalità, ubriacando di gioia ogni fibra dell’essere… Ed io ho scelto di abbandonarmi a questa specie di follia meravigliosa che mi hai regalato… E ancora stasera mi trovo ad emozionarmi fino alle lacrime, ma lacrime di felicità ora, emozionarmi per il regalo che mi hai fatto, emozionarmi perchè so che posso abbandonarmi a te, perchè so che quello che sento ha radici in un tempo senza tempo, perchè so che tu ed io siamo una sola cosa, da sempre e per sempre… Sono tornata ad arrossire come una bambina, e tu hai visto quella bambina che c’è ancora in me

E allora prendi la mia mano e non lasciarla mai… io non lascerò mai la tua. 

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Frammenti

Resto in silenzio a guardarti… è tutto così strano qui: intorno c’è chiasso gente che va e che viene, mi urtano, qualcuno mi spinge, ma io sono come anestetizzata. 

Sei qui davanti a me, eppure non ci sei… sei bello, e quel poco sangue che ti sporca il viso non riesce a togliere nulla alla tua bellezza. Allungo la mano e con la punta delle dita asciugo quella piccola goccia rossa che ti brilla vicino all’orecchio. Sfioro il tuo viso e a quel tocco il mondo scompare: d’improvviso siamo solo tu ed io, proprio come quel giorno quando ci siamo conosciuti.

E siamo soli, io e te, e sento ancora la tua mani stringere la mia “Piacere di conoscerti…”, la tua voce, il sorriso che ti illumina lo sguardo, e quello strano brivido dentro con la subitanea consapevolezza di essersi ritrovati dopo un infinito viaggio…Io e te: mani strette incapaci di sciogliersi, occhi negli occhi ad osservarci l’anima, ed il resto del mondo diventato niente di più che uno sfondo colorato.

La mia anima riesce a sorridere anche ora ripensando a quel giorno e i miei occhi cercano i tuoi, ma una mano “pietosa” li ha chiusi e a me non resta che fissare ancora il tuo viso così bello anche in questo momento. 

Nella memoria il tuo sguardo sarà sempre con me a sorridermi e ad accompagnarmi nei giorni solitari che verranno… perchè questo mondo senza di te sarà un deserto in cui dovrò vagare da sola… Non posso pensare, anche se lo sto facendo, o forse questo non è pensare: sto galleggiando in uno spazio fatto di vuoto dove tutti i sogni sono svaniti e tutto sembra cristallizzato in questo silenzio che mi avvolge. Solo tu sei reale in questo mondo dove non esiste più nulla, soltanto tu sei vero e dolorosamente vivo dentro di me. Già, sei molto più reale tu anche se non ci sei, più reale di tutte queste persone che si agitano senza senso intorno a me.

Siamo soli, io e te.., e fa male pensare a me e a te come qualcosa di separato, come due entità diverse e distinte… è curioso, ma oggi siamo tornati ad essere “io e te”, il NOI è stato infranto da una mano crudele che ci ha voluto separare. Io e te… ma io che senso ho senza di te? Io sono ancora io senza di te?…

Sollevo appena il lenzuolo e cerco la tua mano, quella mano che stringeva la mia così spesso: bastava che le nostre mani si sfiorassero e ogni tuo pensiero era il mio, e ogni mio pensiero era il tuo, ed anche nella notte più fonda bastava sfiorare quella mano per sapere chi eravamo. Ma ora la tua mano resta inerte nella mia e comincio a sentire il gelo scendere sui miei pensieri mentre il vuoto mi strappa via il cuore…

Cuore inutile il mio ora, perchè dovrebbe continuare a battere? “Portami con te, ti prego…” sussurro dentro la mente e vorrei poter urlare e piangere e far smettere di battere questo cuore inutile. Invece stringo ancora la tua mano e resto immobile e muta davanti alla disperazione che mi assale con la certezza orrenda che sopravvivrò, inutilmente continuerò a vivere.

Cerco la tua voce dentro di me ed ecco che sei ancora qui con me “Voglio vederti sorridere… nessuno sa sorridere come te…” Sì tornerò a sorridere, ma non chiedermi di farlo oggi, ti prego… e invece sento il viso che si distende in un ultimo sorriso per te; più forte di me e più forte persino del dolore questo non saperti dire di no… Mi stupisco di me, e continuo ad ascoltare la tua voce in me, la tua voce nei miei ricordi che sembrano aver preso il posto di questa oscena realtà…

Forse sto impazzendo, e forse non sarà nemmeno così male perdere la ragione… ma il terrore che con la ragione potrei perdere anche il ricordo di te mi frena dall’abbandonarmi alla pazzia del dolore che come un’onda di marea mi sta per travolgere. Stringo forte la tua mano e d’improvviso mi colpisce come un ceffone in pieno viso la consapevolezza che tu non sei più in questa mano che stringo. Il piccolo seme della disperazione si spacca e comincia a germogliare dentro di me avviluppandomi l’anima. Intorno c’è solo silenzio ora, posso sentire che ci sono tante persone ma nessuna di loro parla. Il mio dolore ha invaso la stanza cupo come una nuvola scura, gelido come la più gelida notte senza luna ne’ stelle… Sono sospesa… quello che sento è così straziante da non permettermi neppure di piangere, da non permettermi neppure di mostrare un piccolo segno di quella tempesta che mi sta schiantando dentro. Resto immobile, la tua mano nella mia, sospesa in questo silenzio irreale dove le parole sono impossibili da pronunciare, le parole, le nostre parole sono troppo preziose per lasciarle colare via in questo mare di dolore.

Una donna grida, ed in qualche angolo lontano della mia coscienza riconosco la voce di tua madre. Grida ed urla, ma non il suo dolore, ma solo crudeltà verso di me… Ecco… non è qui per te, e non è qui neppure per me, è qui solo per se stessa, per non perdere quest’ultima occasione di mostrare al mondo quanto fosse contraria a noi due, o forse solo un modo di esibirsi ancora una volta in una delle sue teatrali sceneggiate… Vorrei girarmi ed esprimerle tutto il mio compatimento per questo nuovo spettacolo indegno, vorrei dirle molte cose, vorrei dirle che se tu sei qui ora è proprio perchè stavi andando da lei per riannodare quello che lei aveva voluto spezzare… vorrei dire tante cose… e invece resto muta. Non vale la pena sprecare questi ultimi istanti con te per parlare con chicchessia. Già, gli ultimi istanti perchè so che da questo momento non ti vedrò più…

Due braccia forti mi stringono: è tuo fratello che mi sussurra di seguirlo. Tua madre continua a strillare cose prive di senso e un poliziotto la tiene in disparte. Lascio la tua mano e per l’ultima volta guardo il tuo viso imprimendone nella memoria ogni piccolo particolare. Tuo fratello mi prende sotto braccio e io lo seguo docile senza abbassare lo sguardo davanti a tua madre che finalmente pare ammutolita. Fuori c’è il sole e il suo calore pare insopportabile sulla mia pelle che ora è gelata. E’ ancora estate qui ma nel mio cuore è iniziato un inverno infinito. In silenzio mi incammino e non so bene che strade percorro ma mi ritrovo a camminare sulla spiaggia. Guardo l’orologio: a quest’ora saremmo dovuti essere qui io e te, questo era il nostro programma per oggi…

Cammino su questa spiaggia infinita, e siamo di nuovo io e te… la tua mano nella mia… ogni ricordo è così vivo che mi sembra impossibile che sia solo un’immagine nella mia mente. Mi perdo in questo mare di giorni felici e il tempo non esiste più: tu sei qui con me! E’ già notte ed io sto ancora camminando senza sapere bene dove andare…

Sono di nuovo a casa, la nostra casa, questa stanza che nessuno avrebbe mai pensato di poter chiamare casa ma che noi avevamo fatto diventare il nostro castello… Qui ogni cosa parla di noi, ogni oggetto e persino ogni ombra è intrisa di noi: di me e di te… Non posso sopportare la vista di questo posto senza di te e spengo la luce. Resto immobile per non so quanto tempo al centro della stanza, poi lentamente le gambe cedono e mi accuccio in terra. Non sento nulla, ne’ caldo ne’ freddo… Il cuore che continua a battere e mi rimbomba nelle orecchie… non voglio sentirlo! Non voglio sentire questa vita che continua a fluire in me senza più scopo. “Portami con te… ti prego…” solo queste parole si ripetono ossessive nella mia mente. Si può restare vivi a metà? La mia parte migliore è andata via senza di me ed io non voglio restare qui. Eppure la vita ostinatamente continua ad aggrapparsi a me, anche se io non la vorrei. Sopravvivrò… questa è l’unica orribile certezza che in questo momento mi ferisce come un pugnale. Torno con i ricordi a quel giorno in quel giardino dove mi avevi preso le mani e guardandomi negli occhi, con voce appena tremante avevi parlato di NOI per la prima volta “Tu sei me… sei parte di me, ed io sono te… non ha logica lo so, ma so che è così” Già, non c’è logica nell’incontrarsi e sapere per certo che ci si appartiene da sempre… non c’è logica, è pura magia, un ‘incantesimo che in un solo istante stravolge tutta la tua vita, le tue prospettive, le tue certezze… ma pur sempre magia, una magia meravigliosa ed inspiegabile che si impossessa di te, e non si può spiegare in nessun modo, non esistono le parole… e credi che la magia sia per sempre… Invece sono qui…

E’ giorno, e non so da quanto, anche se non ho dormito non so da quanto il sole sia entrato in questa stanza. Lo sguardo scivola piano sulla mia immagine riflessa in uno specchio: guardo senza emozioni la sconosciuta che mi fissa dal vetro e ne studio i tratti stanchi e il viso pallido, quasi fosse la prima volta che vedo la mia immagine. Decisamente troppo magra e troppo pallida… e mi risuonano in testa le tue parole “Non sei troppo magra… sembri una fatina uscita da una fiaba…” ridevi quando lo dicevi e io fingevo di indignarmi e ti facevo una smorfia per ridere insieme a te. Ricordi… troppi ricordi… finiranno per soffocarmi… finirò per naufragare in questo oceano infinito di emozioni e di immagini… Ogni istante di questi ultimi mesi mi scorre davanti ed io semplicemente mi perdo e mi lascio accarezzare l’anima dalla tua presenza.

Di nuovo è notte, non ho mangiato ne’ bevuto e non ne sento necessità… non m’importa del tempo che passa, il tempo non ha più significato: l’oggi non esiste, e il domani mi si è negato, solo il passato è presente in questa stanza: immobile, cristallizzato nelle immagini di Noi, in quel ritrovarti in me inestricabilmente legato alla mia anima ancora stretto a me a sussurrarmi parole che non so pronunciare…

Nella luce livida di un altro giorno che comincia lo sguardo va a posarsi sulle mie mani… le mie dita sono ancora macchiate del tuo sangue. Le porto al viso e penso assurdamente che questo è tutto quello che mi resta di te: non laverò più le mani, è il pensiero che per un istante mi attraversa la mente… e poi ecco che mi sembra di sentire la tua voce “Sì, le laverai, e continuerai a vivere… non ti ho lasciato, ma tu devi lasciarmi andare… sai che ci ritroveremo… sorridi ancora per me…” so che queste sarebbero le tue parole se tu potessi ancora parlarmi… lo so perchè tu sei in me…

Mi scuoto e provo ad alzarmi. Sono quasi stupita che le gambe ancora mi reggano e muovo qualche passo per la stanza. So che lasciarti andare è l’unica cosa giusta da fare; mi avvicino al lavandino ed apro l’acqua ma non ho il coraggio di mettere le mani sotto il getto. Mi guardo allo specchio e quello che vedo non è certo la fatina che tu amavi: la pelle è grigia, gli occhi cerchiati, le labbra screpolate… “Fai la cosa giusta…” annuisco silenziosa e metto lentamente le mani sotto il getto d’acqua tiepida osservando il sangue che piano si scioglie e scorre via… Sì, è la cosa giusta, l’unica cosa giusta. Mi spoglio e mi infilo sotto la doccia: tu sei dentro di me e io continuerò a vivere perchè non farlo sarebbe farti morire due volte, andrò avanti raccogliendo i frammenti di tutti i momenti che la vita ci ha regalato, andrò avanti e tornerò a sorridere un giorno…

(Credo sia doveroso dire che questi sono stralci di un vechio diario che non avevo più avuto il coraggio di rileggere. Solo di recente l’ho ritrovato e ho rivissuto quei giorni riuscendo a liberarmi di quel dolore… )

Istinto

Ho letto un post su un blog di un amico che parlava di aquile e polli… sì, insomma di come ci si sente ad essere consapevoli di essere aquile ed accettare di passare la maggior parte del tempo in un pollaio…

Bene, non entrerò in merito alla questione, almeno non per ora, ma mi è venuta in mente una cosa successa molto tempo fa.

Ero poco più che una ragazzina ed un pomeriggio mio padre arrivò a casa con una sorpresa per me. Mi chiamò in cucina e mi fece sedere mentre teneva qualcosa nascosto sotto la sua impeccabile giacca, e il suo splendido sorriso sornione gli faceva capolino all’angolo delle labbra. Io ero ovviamente curiosissima  ma ubbidientemente rimasi seduta composta e silenziosa in attesa che lui rivelasse la sorpresa che aveva per me, sapevo che lui per me aveva sempre qualcosa di speciale ma questa volta doveva essere davvero qualcosa di straordinario per avermi chiamato lì e farmi aspettare così. Mi fece un discorsetto su quanto mi riteneva assennata e responsabile mentre la sorpresa sotto la sua giacca si agitava inquieta; io impazzivo di curiosità ma restavo silenziosa ad annuire mentre i miei occhi si sforzavano di restare sul viso di mio padre, ma inevitabilmente scivolavano sulla sua giacca.  Ed ecco la sorpresa: con un gesto da prestigiatore nella sua mano comparve un grosso orribile pulcino con l’enorme becco spalancato. “E’ un pulcino di falco” mi spiegò “la sua mamma è morta e lui morirà se nessuno riesce a farlo mangiare…” sorrise e appoggiò il piccolo “grosso” falchetto sul tavolo “io ho pensato che se non ci riesci tu non ci può riuscire nessuno”

Vero… ho sempre avuto un feeling speciale con gli animali e non perdevo mai occasione di portare a casa qualche uccellino caduto dal nido, o qualche gattino abbandonato, o un cagnolino smarrito, per curarli e trovargli poi una sistemazione o rimetterli in libertà. Ma un piccolo falco!!! Wow… era davvero una sfida!

Un po’ dubbiosa sulla mia capacità di accudirlo e sulle sue possibilità di sopravvivenza, ma felice ed emozionata come poche volte nella mia vita, presi il pulcino e promisi che ci sarei riuscita.

Non fu certo facile… anzi a dirla tutta i primi giorni furono davvero difficili: non avevo idea di come si potesse nutrire un falchetto e non avevo idea di cosa gli si potesse dare. I passerotti o i fringuelli che cadevano dal nido erano abbastanza facili da allevare: facevo una sorta di purea con del tuorlo d’uovo e un pochino d’acqua e poi li nutrivo con una siringa senza ago, un po’ come fa la mamma quando torna al nido e rigurgita per loro… Ma un falco?!? Feci diversi esperimenti e poi trovai la ricetta giusta (o forse più semplicemente il piccolo era talmente disperato che si adattò ai miei infernali intrugli ):  carne frullata con un poco di rosso d’uovo e un pochino d’acqua.

Beh, non so se davvero fu quella roba a salvarlo, o se fu la sua voglia di vivere, fatto sta che cominciò a crescere piuttosto rapidamente. Perse quell’orribile lanuggine che lo ricopriva e cominciò a mettere le piume e poi le penne e e prendere l’aspetto di un vero falco. Diventammo amici, ma a me piace dire che mi adottò e mi accetto come balia o forse come una stranissima “mamma” e solo io potevo avvicinarlo. Stava praticamente libero in una grande veranda e aspettava con ansia che io andassi da lui. Molte volte non mettevo neppure il guanto di cuoio per farlo salire sul mio braccio: aveva imparato ad essere delicato per non farmi male, anche se inevitabilmente qualche volta mi graffiava con gli artigli… Abbiamo “convissuto” per circa 4 mesi e lui è cresciuto fino a diventare uno splendido falco (con oltre un metro e mezzo di apertura alare) poi ovviamente è arrivato il momento di vedere se ero stata davvero una buona “mamma” per lui. Così un pomeriggio gli tolsi l’anello dalla zampa e lo liberai… Non posso descrivere l’emozione di quel momento: è stato semplicemente fantastico vederlo alzarsi in volo, all’inizio quasi timido poi sempre più sicuro ha cominciato a fare giri più ampi e più alti, senza però perdermi mai di vista… Forse si domandava perchè io non lo seguissi 

Per qualche giorno continuò a tornare a dormire a casa: arrivava silenziosissimo e si poggiava sul davanzale della mia stanza e restava lì appollaiato e perfettamente a suo agio in attesa che io gli dessi da mangiare. Compresi che se avessi continuato a nutrirlo non si sarebbe mai staccato da me e non sarebbe mai stato davvero libero. Decisi quindi di smettere di preparargli la carne e vedere se sarebbe stato in grado di cacciare da solo. Credo che fu solo fortuna, ma una sera verso il tramonto quando era ormai chiaro che non gli avrei dato più nulla da mangiare si decise e il suo istinto di predatore fece capolino… Si alzò in volo piuttosto “indispettito” per il mio rifiuto di fargli ancora da balia e dopo aver volteggiato un po’ intorno a casa lo vidi lanciarsi all’inseguimento di un piccolo uccellino. Non ci fu storia… dopo un paio di evoluzioni incredibili e di tentativi a vuoto il mio Pippo (che razza di nome idiota gli avevo affibbiato!) riuscì nella sua impresa di caccia. Con la sua preda fra le zampe tornò a scendere ma non venne sul davanzale, si andò invece ad appollaiare su un albero di fronte alla mia finestra e con calma consumò il suo pasto. Da quel giorno fu davvero libero… le sue visite furono sempre più rare fino a che un giorno sparì del tutto ed io amo pensare che abbia trovato una compagnia più interessante ed adeguata della mia

Di certo avrà trovato una compagna e magari si sarà fatto “famiglia”… ma questo non lo so per certo. Quello che so è che la natura ha prevalso e lui è tornato a vivere da falco pur essendo stato allevato come “un pollo”.

La morale? Beh trovatela voi… quello che so per certo è che se la nostra natura è quella di aquile o di falchi prima o poi salterà fuori e anche se siamo stati allevati come polli ed abbiamo vissuto in un pollaio per tanto tempo l’istinto ci guiderà in alto nel cielo.

Il primo magico incontro

Sei arrivato questa mattina ma ancora non abbiamo avuto modo di conoscerci anche se in questi ultimi mesi siamo stati una cosa sola in realtà non ti conosco. Probabilmente conosci molto meglio tu me che io te: in questi mesi hai vissuto la mia vita stando nascosto e silenzioso, conosci i miei gusti, la mia voce, le mie emozioni… Sono io che non so nulla di te…

Ed ora eccoci qui: io e te da soli. Un ‘infermiera gentile ti ha portato qui e ti ha adagiato delicatamente accanto a me poi con un sorriso è sparita lasciandoci soli.

Siamo qui io e te, e per la prima volta possiamo guardarci. Questa mattina non è stato possibile: troppo casino, tutti indaffarati a salvarci la pelle. Dolore, terrore, panico… Non sopportavo l’idea di essere arrivati fin qui insieme e poi perderci ancora prima di conoscerci… Ma contro ogni previsione ce l’abbiamo fatta! Siamo molto più forti di quel che sembriamo!

Così ora ti guardo in viso per la prima volta. Dormi, o forse sonnecchi soltanto, e sembra che sorridi soddisfatto di essere qui.

Ti osservo cercando di imprimere nella memoria ogni particolare di questo primo incontro.

Sei uno splendido cucciolo d’uomo, con il visino bianco e rosa come una piccola mela. Non ho il coraggio di toccarti: sei così tranquillo che mi sembra un delitto disturbarti, quindi mi limito ad osservarti in silenzio.

Vorrei potermi alzare e prenderti in braccio ma ancora non posso farlo, ed è doloroso averti accanto e non riuscire a muovermi.

Inaspettatamente spalanchi gli occhi e ti stiracchi appena accennando una sorta di sbadiglio.

Resto immobile e il cuore sembra che mi si stia per fermare…

Pari curioso e ti guardi intorno quasi alla ricerca di qualcosa o di qualcuno… Non so se è vero che i bimbi piccini come te non ci vedono davvero, ma so per certo che tu sai che ci sono e i tuoi occhi si fermano su di me.

Ti sorrido e non so che fare; tu sembri capirmi e sembra che sorrida anche tu di questo mio timore mentre allunghi una manina minuscola verso di me.

Tu sai chi sono vero piccolo? Lo so di sicuro: tu mi conosci molto più di quanto io conosca te…

Accosto la mia mano alla tua e tu ti aggrappi forte al mio dito continuando a guardarmi silenzioso e tranquillo. Abbiamo vissuto insieme per così tanti mesi ma è la prima volta che ci guardiamo e ci tocchiamo.

E’ incredibile quanta forza ha la tua piccolissima mano, ed è incredibile la tranquillità che riesci a trasmettermi.

Mi faccio coraggio e piano piano riesco a girarmi un poco verso di te che continui a guardarmi silenzioso stringendo il mio dito.

“Benvenuto Pulcino” ti sussurro pianissimo e tu ti bei del suono di quelle parole sporgendoti un poco verso di me. Sì, sembri proprio un pulcino con quei capelli biondissimi che paiono un piumino leggero…

Tendi anche l’altra manina verso di me e io accosto la mia mano e prendo la tua piccolissima mano nella mia. Quanto sono piccole e perfette le tue mani!

Restiamo così silenziosi, in questa piccola stanza bianca un po’ spoglia, a studiarci a vicenda, ascoltando i nostri respiri, assimilando la nostra presenza, studiando reciprocamente i particolari l’uno dell’altro, sospesi in una bolla di realtà solo nostra, fuori dal mondo: solo io e te.

Ti aggrappi forte alle mie dita e tiri la mia mano verso di te accostandola al visino per poi lasciarla all’improvviso.

Sapevi che non avevo il coraggio di accarezzarti e mi hai incoraggiato a farlo?? Non lo so, ma so che mi piace crederlo…

Timorosa e leggerissima ti sfioro il visino con una carezza e tu socchiudi gli occhi soddisfatto mugolando appena. Aspettavi questa carezza? Io sì… desideravo accarezzarti dal primo momento che ti ho visto, ed è un dolore quasi fisico non poterti prendere e stringere a me, è difficile pensare che ora siamo separati.

“Mi manchi Piccolo” e tu fai una smorfia buffa e pare che sorridi…

Con un’altro sforzo mi giro completamente verso di te e continuo a sfiorarti il visino.

Posso solo bearmi della tua presenza e anche se mi sento un po’ sciocca, non posso fare a meno di osservare con stupore questo piccolo assaggio di perfezione che sei tu: un piccolo e perfetto cucciolo d’uomo!

Osservo ancora le tue piccole mani ed i tuoi piedini minuscoli; non posso evitare di domandarmi come sarai domani quando sarai un uomo e non più un cucciolo… Che uomo sarai? Che faranno queste piccole mani domani? E questi piccoli piedi dove ti porteranno?…

Tu continui ad osservarmi e appari divertito dalle domande che mi si leggono in viso. D’improvviso ho voglia di ridere ora, e lo faccio a costo di apparire completamente matta a chi dovesse affacciarsi alla porta della mia camera, ed anche tu appari divertito del mio ridere.

“Sono sciocca vero?” Come risposta tu torni a tendere le tue manine verso di me ad afferrare il mio dito.

Ma i pochi minuti che ci hanno concesso per conoscerci sono finiti e l’infermiera gentile torna a prenderti per portarti via. “Ma che bambino bravo” commenta allegra “non piange mai…” ed io solo ora mi rendo conto che sei stato silenzioso e sorridente per tutto il tempo del nostro incontro.

Sorrido all’infermiera che mi aiuta a risistemarmi in questo letto-prigione anche se in realtà vorrei mettermi ad urlare di non portarti via… ma so che non servirebbe.

Tu protesti appena mentre ti portano via e l’infermiera gentile mi dice di riposare promettendomi che ti avrei rivisto tra qualche ora…

Sono troppo stanca per dire qualsiasi cosa e quindi sorrido ancora e la ringrazio mentre si allontana.

Chiudo gli occhi e ora so per certo una cosa: chiunque tu sarai, dovunque ti porteranno i tuoi piedini meravigliosi, sarai per sempre mio ed io sarò per sempre tua, e nessuna distanza, nessun tempo, nessuna cosa mai potrà portarci via questo momento magico che abbiamo vissuto io e te da soli.

Nei giorni e negli anni che verranno il ricordo di questo giorno ci sarà per sempre a riscaldarmi il cuore.

E’ un brano tratto da un vecchio quaderno ritrovato per caso… Mi è piaciuto condividerlo con voi…